“Questa è Roma!”

Lega a roma 3Il rischio di cadere nel luogo comune c’è, è evidente. La possibilità di generalizzare assegnando a una moltitudine di individui una caratteristica comune, ereditata dall’appartenenza ad una stessa città, anche.

Eppure, c’è molto del mito della romanità nella protesta che in queste ore sta prendendo forma sui muri della città, indirizzata verso la manifestazione che la Lega di Matteo Salvini organizza a Roma per l’8 dicembre.

Come, la Lega? A Roma? Quelli del “Roma Ladrona la Lega non perdona?”

 

gallina-padana

Ebbene sì: Matteo Salvini ha trasformato radicalmente il tradizionale partito del Nord, sposando la politica del “prima gli italiani” e spostando il mirino sul nuovo nemico: non più il Sud e i meridionali, sanguisughe del Nord produttivo e lavoratore, ma gli immigrati, che minano la nostra sicurezza e sottraggono risorse vitali.

i risultati elettorali sembrano premiarlo, eppure questo passaggio non può avvenire senza colpo ferire. E se le forze politiche di opposizione sembrano incapaci di opporsi con argomentazioni solide, ci pensa il romano, anzi no!, la romanità

Scorrendo l’enciclopedia Treccani, alla voce “romanità” troviamo questa definizione: L’insieme delle tradizioni che s’incentrano in Roma, punto d’irraggiamento dei valori universalistici espressi dalla civiltà romana prima, dalla Chiesa di Roma poi.

Non è certo a questo che ci riferiamo, quanto alla caratteristica apparente pigrizia e indolenza che la tradizione riconosce ai romani. Cui però non è mai mancata l’ironia dissacrante, di chi guarda dall’alto in basso il mondo anche quando, come Rugantino, si trova a non contare niente, a stare in fondo alla fila.

E così, manco fossero opera di un novello Ciceruacchio, sui muri di Roma spuntano manifesti spietati, divertenti e divertiti, pronti ad accogliere la Lega: Cesare, Caligola, Giove, San Pietro, Giordano Bruno, i personaggi immaginari che hanno trovato a Roma la propria dimora, come Romeo il mejo gatto der Colosseo della Disney o il leggendario Fra Cazzo da Velletri,  fino alle icone moderne Anna Magnani, Sora Lella, Tomas Millian nei panni de er monnezza, persino un gabbiano, simbolo del degrado odierno. Sono tutti lì, i volti di Roma, a guardare dai muri la sfilata dei leghisti e a ridere di questi novelli lanzichenecchi.

lega a roma2In quei manifesti la testimonianza di un popolo che dopo l’Impero si è sentito sempre al centro del mondo, pur subendo invasioni, influenze e declino. Avvenimenti che non hanno minato Roma: lei è sempre lì, bella come un tempo, forse di più.

Anche oggi, che le sue condizioni sono disastrose, che anni di incuria e malgoverno l’hanno trasformata in una città agonizzante, la Roma cui non frega nulla, ma alla quale non sfugge niente, continua a splendere sui sette colli, sorniona, convinta che tutto passerà, tranne la città eterna.

E pare fare sue le parole di uno dei suoi figli più amati: “Io so io, e voi non siete un cazzo!”

lega a roma

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