Salvini: niente processo grazie al M5S, ma il vero regalo a maggio

4307819_1835_salvini_diciotti_di_maioSalvini non va a processo per volere degli iscritti del Movimento Cinque Stelle.

Stavolta ci si salva dal processo, invece che nel processo.

Probabile che Salvini sarebbe stato facilmente assolto, come l’archiviazione già ottenuta dalla procura di Catania sembrava indicare. La stessa archiviazione era un elemento importante per stabilire che nei confronti del vicepremier leghista non ci fosse nessun fumus persecutionis, e che i magistrati di Catania avessero aperto il fascicolo perché atto dovuto di fronte alla vicenda, così come il Tribunale dei Ministri successivamente.

Nel processo il governo tutto avrebbe potuto provare che non ci fosse nessun reato.

E non ci sarebbe stato nulla di strano in un governo sotto processo: nelle democrazie occidentali anche i governi devono agire secondo legge. A nulla vale l’obiezione più volte agitata in questi giorni, del fatto che Salvini agisse nello svolgimento delle sue funzioni, in accordo con il Governo tutto: anche in questo caso, la magistratura in qualità di potere terzo ed equilibratore rispetto all’esecutivo e al legislativo, avrebbe avuto il dovere di verificare che nessuna legge fosse stata infranta.

Invece niente, nessun processo, il Parlamento si avvarrà della facoltà di impedire ad un giudice di fare il suo lavoro, negando l’autorizzazione a procedere. Non si capisce perché, dal momento che Salvini stesso si dichiarava orgoglioso di rispondere in tribunale delle sue azioni, e Conte, Di Maio e Toninelli chiedevano di essere processati anche loro, in solido.

La scelta di riconoscere un privilegio ad un politico, quello di far decidere ai propri alleati di maggioranza se dover rispondere o meno alla Legge, è figlia della metamorfosi drammatica del Movimento, mai stato garantista e passato dall’essere manettaro e intransigente con gli avversari al dimostrarsi anche in questo caso governista oltre ogni limite accettabile dai tanti che, dopo le suppletive di Cagliari e le regionali in Abruzzo, potrebbero aspettare le elezioni europee per dare un segnale allarmante come quello ricevuto dal Pd il 4 marzo del 2018. Un drastico ridimensionamento elettorale sarebbe l’estremo tentativo di segnalare un malcontento strisciante ed indurre Di Maio e soci a riportare il Movimento su una condotta che lo aveva fatto trionfare meno di un anno fa.

Nel frattempo Salvini ringrazia e incassa questo regalo anticipato da parte degli alleati, in attesa di riceverne uno ben più grosso a maggio.

 

 

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