He-Man, i Masters e l’effetto nostalgia

“Per la forza di Grayskull!!!”

Non c’èra bambino o bambina, negli anni 80 che non sapesse riconoscere questa formula: con queste parole il Principe Adam si trasformava nel formidabile guerriero He-Man, e qualche anno più tardi la principessa Adora lo avrebbe imitato per diventare la potentissima She-Ra.

Stiamo parlando dei Masters, i dominatori dell’Universo, o come è più solito definirli i Masters Of The Universe, nella versione inglese, da cui l’acronimo MOTU.

Prodotti dalla Mattel, i MOTU si affacciarono sul mercato mondiale nel 1981, per poi travolgerlo nel 1982 e dilagare negli anni successivi, sino a diventare il gioco più venduto al mondo, spodestando, con un incasso di quasi 400 milioni di dollari, persino Barbie. Con oltre 70 personaggi, 25 veicoli e 6 playset prodotti tra il 1982 e il 1987, la serie ha introdotto innovazioni come le “action features” personalizzate e i mini-comic inclusi nelle confezioni, che narravano le avventure dei personaggi.

Tuttavia, la saturazione del mercato e l’introduzione di troppe varianti portarono a un declino delle vendite alla fine degli anni 80.  Velocemente come erano arrivati, i Masters sparirono dai negozi, una serie di scelte sbagliate da parte dei produttori (ben illustrate nella serie di Netflix I Giocattoli della nostra infanzia, stagione 1 ep. 2) portarono al crollo delle vendite e all’improvvisa cancellazione della serie.

Nemmeno la trasposizione cinematografica del 1987 con Dolph Lungdren, popolare Ivan Drago di Rocky IV, servì a riaccendere la fantasia dei piccoli consumatori, anzi sono in molti a sostenere che la poca attinenza tra il film e la linea di giocattoli (che produsse subito i nuovi personaggi tratti dalla pellicola, ma che erano notevolmente diversi per stile e formato da quelli precedenti), abbia accelerato la crisi dei MOTU.

Per chi, come me, aveva iniziato a collezionare quei guerrieri formidabili e le bizzarre creature che si opponevano loro, la scomparsa di He-Man e del villain Skeletor coincise con la fine dell’infanzia: in fondo persi interesse verso i Masters nel momento in cui l’adolescenza incombeva, e chissà se questo processo, moltiplicato per milioni di bambini, non abbia inciso sulla prematura e inaspettata chiusura della linea.

Negli anni successivi ci furono diversi tentativi di rinnovare il brand, cambiando formato e ambientazione dei giocattoli e inserendo nuovi personaggi, oppure puntando sulla riedizione migliorata (e più costosa) delle vecchie iconiche action figure, ma il successo travolgente dei MOTU, ipermuscolosi titani di 14 centimetri, non si ripeté più.

Eppure, dopo oltre 40 anni dalla nascita di He-Man e soci, qualcosa è successo: negli ultimi anni, i Masters of the Universe stanno vivendo una rinascita che coinvolge sia i nostalgici degli anni 80 sia una nuova generazione di appassionati. Grazie a nuove linee di giocattoli che sembrano omaggiare la produzione degli anni 80, trasmissioni e serie televisive che li rilanciano, un film in arrivo e un mercato del collezionismo vintage in fermento, l’universo di He-Man e dei suoi alleati è tornato al centro dell’attenzione.

Il ritorno di He-Man: tra serie animate e cinema

He-Man e i Masters sono un caso forse unico nella storia delle action figure, nel senso che la loro realizzazione ha preceduto la narrazione delle loro storie: prima è arrivato il giocattolo e solo successivamente la sua rappresentazione in cartoni, fumetti e live action movie. Per questo la trama che tiene insieme la saga spesso presenta delle contraddizioni, con personaggi inizialmente rappresentati come cattivi che invece poi passano tra i buoni (Zodac), altri che vedono una profonda trasformazione fisica (la Maga, poi Sorceress), o vedono mutato il loro ruolo all’interno della mitologia Masters (Teela). Inizialmente l’unica fonte narrativa erano i minicomic allegati ai giochi (bellissimi quelli con i disegni di Alcala), i cui primi numeri erano ispirati alle ambietazioni barbariche e selvagge di Franzetta o di Conan il barbaro. Lo stesso He-Man veniva rappresentato come un guerriero selvaggio, la cui forza era accentuata dai magici accessori donatigli da una maga molto diversa dalla Strega-Falco Sorceress degli anni successivi (e anzi, praticamente identica alla Teela dei giochi, che veniva infatti definita Dea- Guerriera). Non c’era traccia del Principe Adam e di tutti quei personaggi entrati nell’immaginario dei bambini degli anni ’80 con la prima serie televisiva della Filmation, che ammorbidiva moltissimo le atmosfere dei minicomic. Proprio le serie Tv hanno costruito quella che oggi è riconosciuta come la Storia dei Masters, sebbene andando anche esse spesso in contraddizione, specie sulle origini di alcuni personaggi chiave come Skeletor.

Nel dettaglio, ecco le serie animate prodotte dal 1983 al rilancio dei giorni nostri:

Foto tratta dal blog https://mikimoz.blogspot.com/
  • He-Man and the Masters of the Universe (1983–1985)

Questa è la prima e più iconica serie animata dedicata ai Masters, prodotta da Filmation. Con i suoi 130 episodi, ha introdotto intere generazioni al mondo di Eternia. La serie era caratterizzata da un’estetica fortemente anni 80, animazioni semplici ma efficaci, e dalle celebri morali finali con cui si chiudeva ogni puntata. In questa serie viene definitivamente abbandonata l’idea che le spade del potere fossero due, una in mano a He-Man e una in mano a Skeletor, la cui unione avrebbe permesso il dominio dell’Universo, filone narrativo nato sui minicomic e alimentato dal fatto che le spade dei due personaggi del gioco effettivamente potevano unirsi. Da questa serie nascono personaggi come Orko, King Randor, Cringer, ma soprattutto il principe Adam e l’idea che Teela fosse la figlia di Man At Arms. He-Man, con il caschetto biondo, la spada e il grido “Per il potere di Grayskull!”, è diventato un’icona pop.

  • She-Ra: Princess of Power (1985–1986)

Spin-off della serie originale, raccontava la storia di Adora, sorella gemella di Adam/He-Man, che si trasformava in She-Ra. Ambientata sul pianeta Etheria, la serie puntava a un pubblico femminile e contribuiva ad ampliare l’universo narrativo dei Masters con nuovi personaggi e una diversa sensibilità. In questa serie compariva per la prima volta quale villain principale Hordak, terzo grande personaggio chiave dell’universo dei Masters e vero trade d’union tra il mondo di He-Man e quello di She-ra.

  • The New Adventures of He-Man (1990–1991)

In questa serie, He-Man viene trasportato nel futuro sul pianeta Primus per affrontare nuove minacce. Lo stile visivo cambiò radicalmente, abbandonando le atmosfere fantasy per un’estetica più fantascientifica, scelta che come si è visto coinvolgeva anche la nuova linea di giocattoli. La serie fu poco amata dai fan storici proprio per questo distacco dalle origini.

  • He-Man and the Masters of the Universe (2002–2004)

Reboot moderno prodotto da Mike Young Productions, da molti ricordato come Masters 200X, con uno stile animato più dinamico e narrativamente più maturo introduce nuovi elementi alla narrazione della serie Filmation, in gran parte ripresa. Viene approfondita la mitologia del personaggio e delle sue origini, con una maggiore attenzione allo sviluppo psicologico, in particolare di Skeletor. È considerata da molti fan come una delle migliori reinterpretazioni del franchise.

  • She-Ra and the Princesses of Power (2018–2020)

Una nuova versione di She-Ra, prodotta da DreamWorks per Netflix. La serie adotta uno stile più inclusivo, affronta tematiche contemporanee e presenta un design moderno e colorato. Lontana dalla tradizione visiva degli anni ’80, ha conquistato una nuova generazione di spettatori. E forse non è un caso che vecchi spettatori come chi scrive, non abbiano provato alcuna attrazione per questa serie.

  • Masters of the Universe: Revelation (2021)

Probabilmente la più ambiziosa operazione di questi anni per il rilancio del marchio. Creata da Kevin Smith e prodotta per Netflix, questa miniserie è un seguito diretto della serie del 1983, pensata per un pubblico adulto, con evidentissimi richiami nostalgici al mondo degli action figures degli 80’s (a un vecchio fan dei giocattoli come me basta vedere la sigla per emozionarsi). Con un tono più drammatico e oscuro, si concentra su Teela ed Evil Lynn e affronta le conseguenze della guerra tra He-Man e Skeletor, dividendo però i fan per le sue scelte narrative audaci. Personalmente l’ho apprezzata per il suo tentativo di tenere insieme tutto quello che era stato detto/scritto/mostrato nelle precedenti narrazioni dei Masters.

  • He-Man and the Masters of the Universe (2021–2022)

Un reboot in animazione CGI, pensato per i più giovani. I personaggi sono reinterpretati e la trama si basa su un approccio di squadra. L’estetica è molto più colorata e lo storytelling più frenetico, ma si tratta probabilmente del prodotto più lontano mai visto rispetto ai MOTU delle origini. Un’operazione quasi incomprensibile se si considera che esce praticamente in contemporanea con le altre due serie di Netflix, che invece giocano molto sul richiamo dell’immaginario anni 80.

  • Masters of the Universe: Revolution (2024)

Miniserie che prosegue direttamente gli eventi di Revelation. Torna il personaggio di Hordak e si alza ancora il livello epico della narrazione. La serie continua a esplorare i temi del rapporto tra magia e tecnologia, con uno stile visivo coerente e un tono adulto. Alcune intuizioni sono decisamente geniali, come quella di recuperare la maga del primo minicomic di Alcala che nei giocattoli era stata in qualche modo assorbita da Teela, o personaggi secondari di vecchie serie o mostrare alcuni playset del gioco in un’ottica diversa. Per me si tratta di un ottimo prodotto, cui fa da ciliegina sulla torta la voce di Skeletor, che nella versione originale è di Mark Hamil (Luke Skywalker di Star Wars, ma anche voce della versione animata del Joker).

E sul grande schermo?

Un’immagine promozionale di “Masters of the Universe”, film realizzato nel 1987 che fu accolto tiepidamente dal pubblico. Sono evidenti i tentativi di richiamare l’immaginario di successi come Star Wars più che le atmosfere dei giocattoli Mattel o della serie Filmation

Anche il cinema è tornato a interessarsi degli eroi di Eternia: dopo il flop del 1987 diversi progetti sono stati abortiti negli anni 20 del 2000, ma sembra proprio che ora si sia arrivati al dunque anche su questo fronte: parallelamente alle nuove produzioni Netflix, è in fase di realizzazione un nuovo film live-action, previsto per il 5 giugno 2026. Diretto da Travis Knight e prodotto da Amazon MGM Studios e Mattel Films, il film vedrà Nicholas Galitzine nei panni di He-Man e Jared Leto in quelli di Skeletor. La trama si discosterà da quella originale perché vedrà le vicende di un giovane Adam che, dopo essere cresciuto sulla Terra, scopre le sue origini regali su Eternia e affronta la minaccia di Skeletor. Anche nel film del 1987 l’ambientazione era la terra e non il mondo selvaggio di Eternia, soluzione che piacque poco agli appassionati: vedremo se stavolta le cose andranno diversamente.

Il mercato del collezionismo e l’effetto nostalgia

Non dimentichiamo però, che i Masters sono soprattutto un giocattolo: oggi, le action figure originali dei Masters of the Universe sono oggetti di culto per i collezionisti. Pezzi rari come il “Laser-Light Skeletor”, distribuito solo in Europa nel 1988, possono raggiungere quotazioni di circa 800 dollari, anche senza confezione. Ancora più alta la quotazione con cui è stata battuta all’asta una Battlecat con l’anomalia delle strisce gialle sulla coda. Altissimo il valore di mercato dei due pezzi più pregiati del mondo Masters: i giganti Tytus e Megator, prodotti quando ormai il franchise era in disgrazia e quindi molto rari nelle collezioni degli anni 80.

Mentre su Youtube decine di canali approfondiscono ogni singolo aspetto legato al Masterverse, sui social fioriscono i gruppi e le pagine dedicate ai Masters e al loro commercio (solo su Facebook, in Italia  Masters of the Universe Italy conta oltre 11.000 iscritti, Masters of the Universe (vendita e collezionismo) ed Eternia File sono tra i 3.000 e i 4.000 iscritti), mentre basta fare un giro su piattaforme di rivendita dell’usato come Subito.it o Vinted per vedere quanto i Masters non dimostrino i quasi cinquant’anni che hanno (ci son cascato anche io, che ho ripreso la collezione e mi diverto con la vendita qui).

La stessa Mattel cavalca questa voglia di ritrovare le emozioni dell’infanzia con una serie di giocattoli, detta Origins, che sebbene con personaggi migliorati nel design e maggiormente snodabili, ricalca in tutto e per tutto per dimensioni, proporzioni, visi, colori e accessori, la produzione originale dei MOTU.

Che il fenomeno del collezionismo sia alimentato anche dalla nostalgia lo racconta benissimo Brian “Box” Brown con il libro L’effetto He-Man – Come i produttori americani di giocattoli ti vendono i ricordi della tua infanzia, in Italia edito da Bao Publishing, nel quale l’autore spiega con lucidità come le aziende abbiano sfruttato la deregulation degli anni ’80 per creare legami emotivi con i consumatori attraverso giocattoli e media correlati, influenzando le scelte di acquisto per decenni.

È dunque questo? Acquistando o seguendo i Masters, stiamo cercando di riacquistare i ricordi migliori della nostra infanzia? Il rinnovato interesse per l’eroe con l’improbabile caschetto biondo è solo un tentativo di recuperare momenti felici rispondendo con riflesso pavloniano alle leve del marketing azionate da multinazionali del giocattolo?

Non so rispondere, ma propenderei per il sì. Malgrado ciò, quando scorro la mia rinnovata collezione di coloratissimi e strambi personaggi, alcuni dei quali effettivi compagni di gioco di quarant’anni fa, non riesco a restare impassibile davanti al fascino che esercitano sulla mia parte di bambino, quella che sapeva costruire mondi, storie e trame epiche con la fantasia, ma soprattutto riusciva sempre riconoscere esattamente il bene e il male, e sapeva che per far vincere il primo sarebbe bastato urlare quelle poche parole:

“Per la forza di Grayskull!!!”