Tutti che ricordano, quanti capiscono?

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Comprendo chi utilizza questa giornata per ricordare al mondo che esiste ancora l’odio antisemita, che un popolo specifico porta le cicatrici della Storia e che nessuno deve dimenticare ciò che ha dovuto subire.

Ma oggi non è un giorno utile se si ricordano le vittime dei campi di concentramento come faremmo con i nostri cari, mettendo un compassionevole e affettuoso fiore sulle tombe.
Oggi non è un giorno utile se si ricorda solo per condannare l’orrore della Soluzione Finale e dell’ideologia che la creò, individuando colpevoli e vittime e dando loro il giusto ruolo nella Storia. Continua a leggere

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“Non ti pago!” La regola aurea dell’editoria?

Parliamo di soldi.

Affrontare un argomento così spinoso, non solo per il mondo dell’editoria, può richiedere alcune precauzioni. E allora cerchiamo di fissare due capisaldi della discussione, senza i quali non è possibile un serio confronto.

Diamo per scontato, dunque, che tutti condividano questi immortali princìpi:

1) Scrivere (come compiere ogni altra opera grazie a una capacità creativa) è un lavoro e in quanto tale deve essere pagato.

2) Nello specifico, un editore è colui che si assume interamente il rischio di impresa della realizzazione e distribuzione di un libro, o di un giornale.

Era necessaria questa premessa, per molti ovvia, per evitare che la riflessione finisse per ripetere argomentazioni già ampiamente trattate altrove, e in modo certo più accurato di quanto possa fare io (per chi comunque volesse approfondire, vi rimando al sempre utile blog di Scrittori in Causa di cui trovate costantemente il link a fondo pagina). Continua a leggere