Chinaglia raccontato da chi non c’era

Qualche settimana fa, la rivista il Muro Magazine mi ha chiesto se volessi scrivere per loro un articolo sul calcio e la narrazione, tema centrale del Festival Potere alle Storie, la cui prima edizione è stata realizzata a Latina tra il 10 e il 12 novembre. Ho accettato, raccontando un campione che non ho mai visto giocare a calcio.

IL numero speciale della rivista il Muro Magazine che ha ospitato questo articolo.
Foto Umbi Meschini

Le storie e il calcio sono due buoni argomenti per convincermi a scrivere per questo numero speciale del Muro: da quando mi ricordo il racconto è una dimensione che si è sempre intrecciata alle traiettorie del pallone, nutrendo la fantasia con aneddoti utili a creare l’epica del calcio, più che la sua effettiva cronaca.
Un po’ deve aver contribuito anche il dato anagrafico, perché per un amante del calcio la seconda metà degli anni ’70 è stata un buon periodo in cui nascere: giusto in tempo per non perdersi il mitologico calcio degli anni ’80, quello dell’apertura agli stranieri, delle coppe europee, del mundialito e di Pablito, di Maradona, Platini, Rumenigge, Falcao, Socrates, Zico, Junior e dei tanti calciatori anonimi riconoscibili solo grazie alle figurine Panini. Allo stesso tempo, essere poco più che quarantenni oggi, significa non faticare troppo ad orientarsi nel calcio delle pay tv, del campionato spezzatino in diretta sul cellulare, del calciatori superpagati che sfoggiano fidanzate modelle, tatuaggi e acconciature improbabili. Continua a leggere

Annunci

Il premio

Che lavoro ingrato che fa, Eleonora.

Sorride ai passanti, cerca di attirane l’attenzione e poi in quattro-al-massimo-sette-secondi, sciorina una serie di motivi per cui sarebbe conveniente trasferire il proprio conto corrente su una banca on line che, guarda che fortuna, è proprio quella per cui lavora lei.

Ha scarse possibilità di riuscire a far fermare qualcuno, che il più delle volte è un giovanotto attratto più dal suo sorriso che dalla sua proposta (sorridi-sempre-sorridi-sii-carina), oppure una vecchia pensionata che ha tanto tempo a disposizione, poche occasioni per parlare e nessun conto corrente da trasferire. Continua a leggere

Certezze

Inizi la vita pieno di certezze. Piangerai e tua madre arriverà. Mangerai e la fame passerà. Non può succedere nulla di brutto tra le braccia di papà, e se si arrabbia prima o poi perdonerà. Sei cresciuto e sai perfettamente come funziona il mondo, sai dove gli adulti sbagliano, sai cosa dovrai fare tu, quando verrà il tuo turno, per aggiustare le cose. E il tuo turno è adesso, l’unico adesso che conta. Continua a leggere

Due fotografie, pallonate contro la vita, un calcio scomparso e la Lazio che c’è ancora

 

Oggi Giorgio Chinaglia avrebbe compiuto settant’anni. Per l’occasione, pubblico un mio ricordo del centravanti laziale scritto in occasione della sua scomparsa.

chinaglia

C’è una foto famosa, con l’omone urlante che punta il dito contro i nemici inferociti, sul volto l’urlo vittorioso di chi ce l’ha fatta per l’ennesima volta.

Poi ce n’è un’altra, magari famosa anche quella, ma io non l’avevo mai vista prima d’oggi.

Sul muro una scritta, fatta da una mano malferma, dice “Laziali Basta.rdi”. Roba da far digrignare i denti e stringere i pugni per chi a Roma ha scelto i colori del cielo.

Ma subito sotto la scritta, nella foto, c’è lui. Continua a leggere

Capitale

Oggi lo posso di’ solo in romano,
spiegateme: che cazzo s’esurtamo?
Chi semo noi, tifosi o cittadini?
Che c’ho da gioi’, se invece che uno nostro,
se bevono uno de quelli vicini?

Se dicono che c’era in giro un mostro
a spartisse la città che tutti amiamo
siccome era er nemico tutt’apposto?
Che cazzo ce ne frega, noi brindamo?

Perché così paremo meno brutti?
“Hai visto? Pure loro fanno uguale”
So’ tutti boni a di’ “lo fanno tutti”
Ma mica se è così fa meno male.

Ma che davero stamo a pensa’ a quelli,
che annavano strillando de onestà
Convinti che bastassero li strilli
pe fa’ resuscita’ questa città?

Compagno che giosci, te lo dico:
Pe’ vince nella corsa degl onesti,
se speri che te ingabbino er nemico
nun stai a fa’ mica quello che dovresti.

Che tanto ormai l’hai visti: so incapaci!
Da cittadini stamo preoccupati
ma se sei mejo come tanto dici
me spieghi come mai che l’hai imitati?

Ma n’era meglio stasse zitti e boni
prova’ ‘na vòrta a fa’ la differenza
riempisse de tristezza, abbassa’ i toni
e smette de parla’ solo alla panza?

La minestra di Giancarlo

La voglia di rifugiarsi in casa, al riparo dal freddo e dal buio, è alta. Soprattutto perché è tardi e il freddo e il buio hanno superato i limiti tollerabili per chi ha lavorato tutto il giorno.

È quasi ora di chiusura e le cassiere si affrettano a passare sul lettore ottico i prodotti che i clienti continuano ad ammassare sul rullo, svuotando carrelli che sembrano inesauribili.

L’umore è quello che è, ormai la giornata è finita e la testa è tutta al dopo lavoro, per i fortunati che ne hanno uno.

Il tono cortese nel microfono che ricorda “…alla gentile clientela che il centro sta chiudendo” e “invita i signori clienti ad avvicinarsi alla cassa”, non maschera l’insofferenza di chi davvero non vede l’ora di archiviare la giornata. Continua a leggere