Notte prima degli esami

ATTENZIONE: NON FAR LEGGERE QUESTO ARTICOLO A QUALCUNO CHE DEVE ANCORA SOSTENERE L’ESAME DI MATURITA‘.
(Oppure sì, che in fondo io sono sopravvissuto)

Da troppi anni ormai, in questo periodo dell’anno, non posso fare a meno di ricordare il mio esame di maturità. La mia è stata l’ultima generazione della Commissione esterna con il membro interno (che detta così fa pure un po’ senso), l’ultima ad essere stata giudicata in sessantesimi, prima che una curiosa coincidenza numerica trasformasse il voto più ambito nel minimo sindacale per sfangarla.

Ho frequentato il liceo classico e non sono mai stato uno studente particolarmente dotato, se non nelle materie che amavo davvero: italiano, storia, filosofia. Per il resto mi limitavo a fare il tanto che bastava per non avere problemi, talvolta senza nemmeno riuscirci, soprattutto in matematica.

Lo scritto di Greco, una lunghissima versione di Plutarco dal titolo “Per una sana educazione occorre evitare gli eccessi”, andò piuttosto male, un’insufficienza secca solo parzialmente lenita da risultati al di sotto della media di tutti gli altri esaminandi. La mia strategia, che pur mi aveva fatto raccogliere negli anni discreti risultati, si rivelò inefficace nella sua perfetta semplicità: dovetti ridimensionare una volta per tutte l’antico metodo del “copiare il più possibile”. Probabilmente ciò avvenne anche perché mi presentai all’esame con quasi venti minuti di ritardo e fui fatto accomodare al primo banco, praticamente in braccio ai professori.

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Mancano 100 giorni a Liberi sulla Carta. Cosa sta per succedere?

finaleVoglio parlare un po’ di Liberi sulla Carta 2018: non si tratta di anticipazioni sul festival, il suo programma e le modalità di partecipazione (per le quali rimando nei prossimi giorni al sito ufficiale), quanto di una riflessione strettamente personale, che trova perciò ospitalità in questo spazio riservato.

L’edizione che prenderà il via tra cento giorni non sarà un’edizione qualsiasi (semmai ce ne fosse stata una), per almeno due motivi: Continua a leggere

Mi ricordo

Mi ricordo il pongo, i Masters e i Playmobil su un camion dei pompieri di plastica arancione, ed è da lì che inizio a ricordare.

Mi ricordo che ero piccolo in un mondo in cui tutto era più grande, con giganti cui abbracciavo le ginocchia.

Mi ricordo che amavo i sofficini con gli spinaci. Ora non più, ma non ricordo il perché.

Mi ricordo cos’ho mangiato a pranzo, per la cena di ieri mi dovrei sforzare.

Lo sto facendo. Non mi ricordo. Continua a leggere

Di stampa, giudizi, politica e camorra

Un anno fa il figlio di un boss della camorra di Mondragone, Francesco Tiberio La Torre, fece su Facebook un endorsement al Movimento Cinque Stelle.

Di maio Camorra

Il post incriminato.

Niente di male, si trattava di un incensurato che auspicava la vittoria del M5S.
Lo stesso Di Maio, incolpevole protagonista, ribadiva come sui figli non potesse ricadere il pregiudizio rivolto ai padri.
Pina Picierno, eurodeputata campana del PD, sollevò l’obiezione che in quei territori sono importanti tutti i segnali, e che Francesco Tiberio La Torre non avesse mai preso le distanze dal padre, in carcere e mai pentito. Continua a leggere

Non era razzismo

Non c’erano musulmani né cinesi.

Pochissimi i negri cui dare del tu, in ogni circostanza, come fossero ragazzini, rappresentati sempre come selvaggi o cannibali con l’osso in testa, oppure incapaci anche solo di parlare in modo corretto, come gli schiavi di Via col vento.

Gli ebrei non arrivavano a 50.000, eppure prima avevano subito italianissime leggi razziali, prima di essere denunciati, rastrellati, deportati e uccisi nei campi di concentramento. Continua a leggere

Sbagliare

Sbagliare.
L’abito, la valutazione, la risposta, le scelte, il campo, le azioni, i giudizi, l’uscita, il linguaggio, le proporzioni, il commento, l’indirizzo, le compagnie, le cause da sostenere, il tempo, la direzione, la mira, le previsioni, i nemici, il numero, il passo, la data, i modi, la mossa, il posto, la fermata, gli accordi, le parole, le dosi, i calcoli, la strada, il tono.

Accettarlo e ricominciare.

Solo questo ho imparato, finora.

Ma c’è ancora tempo.

Chinaglia raccontato da chi non c’era

Qualche settimana fa, la rivista il Muro Magazine mi ha chiesto se volessi scrivere per loro un articolo sul calcio e la narrazione, tema centrale del Festival Potere alle Storie, la cui prima edizione è stata realizzata a Latina tra il 10 e il 12 novembre. Ho accettato, raccontando un campione che non ho mai visto giocare a calcio.

IL numero speciale della rivista il Muro Magazine che ha ospitato questo articolo.
Foto Umbi Meschini

Le storie e il calcio sono due buoni argomenti per convincermi a scrivere per questo numero speciale del Muro: da quando mi ricordo il racconto è una dimensione che si è sempre intrecciata alle traiettorie del pallone, nutrendo la fantasia con aneddoti utili a creare l’epica del calcio, più che la sua effettiva cronaca.
Un po’ deve aver contribuito anche il dato anagrafico, perché per un amante del calcio la seconda metà degli anni ’70 è stata un buon periodo in cui nascere: giusto in tempo per non perdersi il mitologico calcio degli anni ’80, quello dell’apertura agli stranieri, delle coppe europee, del mundialito e di Pablito, di Maradona, Platini, Rumenigge, Falcao, Socrates, Zico, Junior e dei tanti calciatori anonimi riconoscibili solo grazie alle figurine Panini. Allo stesso tempo, essere poco più che quarantenni oggi, significa non faticare troppo ad orientarsi nel calcio delle pay tv, del campionato spezzatino in diretta sul cellulare, del calciatori superpagati che sfoggiano fidanzate modelle, tatuaggi e acconciature improbabili. Continua a leggere