“Dillo ancora che la ami!”

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Ha il volto irregolare di Totò

Uno dei meccanismi alla base della comicità, è abbastanza chiaro: fa ridere riconoscere le proprie debolezze, innocue come un difetto fisico o ingombranti come la pochezza d’animo, a patto che avvenga una cosa: siano rappresentati da qualcuno nel quale ci si riconosce, ma al tempo stesso si percepisce come peggiore di noi. Qualcuno che si comporta come potremmo farlo noi, ma non come effettivamente facciamo: una denuncia della nostra inadeguatezza, sì, ma rassicurante, ché in fondo c’è di peggio.

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E’ spettinato come Pappagone

Così il comico è buffo, brutto, con le maniche troppo larghe e i calzoni troppo stretti, è spettinato come Pappagone-Peppino De Filippo e Mario Cioni-Roberto Benigni, oppure ha il volto irregolare di Totò e Marty Feldman; è troppo come Aldo Fabrizi o troppo poco come Woody Allen, è fuori posto, a disagio, come Massimo Troisi e Carlo Verdone oppure è arrogante e padrone della situazione come Diego Abatantuono; è brutto e sfortunato come Lino Banfi, oppure si muove seguendo logiche proprie, surreali, come Renato Pozzetto; ha i nostri difetti come Sordi o ce li rinfaccia senza pietà, diventando una caricatura come i Monty Python o Nanni Moretti.

Il comico deve piacere a tutti, ma nessuno dovrebbe voler essere come lui.

Non deve essere stato facile per lei, così bella, perfetta, invidiabile, farci ridere così tanto.

Oggi Monica Vitti compie gli anni.

“Dillo ancora che la ami!” 

“Sì che la amo!”

(Auguri Monica!)

Monica VittiLa splendida Monica Vitti

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I due libri di mio padre

papillon a livella totòPapà sapeva quanto mi piacesse leggere. Eppure, in tutta la sua vita, mi ha parlato solo di due libri.
Lo ha fatto spessissimo, ogni volta come se stesse condividendo una magnifica esperienza, lui che a quanto ricordo non era un gran lettore.
Succedeva che ad intervalli regolari li prendesse dalla libreria, li sfogliasse, dicesse che avrebbe voluto rileggerli, e poi li riponesse.
Uno dei due libri era Papillon, di Henri Charrière (e la seconda parte della sua storia, Banco), che raccontava di un uomo che non si arrende al carcere duro cui è stato condannato (non ricordo se ingiustamente) e, dopo decenni di soprusi e tentativi falliti, alla fine riesce ad evadere. Continua a leggere

“Stefano Cucchi non è un eroe”

stefano-cucchi-storiaSi parla molto dell’opportunità o meno di dedicare una Via a Stefano Cucchi, nell’VIII Municipio di Roma. 
Una scelta incomprensibile per molti che, indignati, ricordano come Cucchi fosse nelle mani della giustizia per via di suoi comportamenti al di fuori della legalità. “Perché una via? Non è un eroe!” dicono, snocciolando una lunga lista di altri maggiormente meritevoli del riconoscimento.
Trovo un po’ macabra questa presunta classifica dei morti, ma soprattutto mi fa sorridere tanto accanimento per l’assegnazione di una medaglia di cui Stefano, ne sono certo, avrebbe volentieri fatto a meno.
Senza nulla togliere ai tanti eroi che ha avuto il nostro Paese, faccio notare che si dedicano vie, strade e piazze anche a persone che è importante ricordare perché la loro storia sia di monito.
Cucchi non era certo un eroe, ma è stato una vittima. Nemmeno le vittime delle fosse ardeatine erano eroiche, sono state vittime innocenti e sfortunate della furia altrui.
 
Con questa cosa bisogna che ci facciate pace: Cucchi è stata una vittima.
Innocente.
Completamente innocente.
 
Ma soprattutto (è quasi ridicolo doverlo ribadire, ma tant’è), Cucchi non se l’è cercata: si è cercato l’arresto, si sarebbe cercato la pena che probabilmente un giudice gli avrebbe inflitto e che lui avrebbe meritato. Ma non si sarebbe mai meritato la tortura di un pestaggio e la morte. Con quello che gli è capitato non c’entra niente chi era, cosa faceva, perché era stato arrestato
E’ morto, lo ha ammazzato lo Stato mentre lo teneva in custodia.
Il minimo che lo Stato possa fare è ricordarlo.

Come si abbraccia il cielo?

Sarà che oggi c’è un bel sole, e la tristezza è mitigata dal ricordo di cose belle.

Sarà che per anni questo è stato il giorno della festa, e anche oggi stiamo per andare ad un compleanno, quello di un bimbo, come l’ultima volta che ti abbiamo visto e abbracciato.

Non fu un abbraccio lungo, di quelli forti, che cerchi di imprimere sulla pelle e nei ricordi. Era un abbraccio semplice, veloce, ché non è stato mai facile abbracciarti tutto, ci volevano braccia lunghe e resistenza alla tua stretta.

Oggi c’è un bel sole e andremo a un compleanno che non sarà il tuo.

Nel frattempo ricordo quel corpo, così difficile da catturare fra le braccia, e mi fa sorridere il pensiero che non lo so come si fa, ad abbracciare il cielo.

 

Basta con questi libri!

lsc mag cover

Questo articolo è stato pubblicato su LSC MAG, anno VII, n.1

Quando scopro e apprezzo scrittori di cui conoscevo soltanto nome, editore e titolo del romanzo più famoso, nel recuperarne la produzione precedente, aggiornando la lista di quelli di cui devo leggere l’ultimo libro appena arriva in libreria, mi capita di pensare: “che m’ero perso!”.

Gongolo aggiungendo al carnet libri che erano fuori dal mio ristretto radar di lettore, sebbene mi capiti di godere dei consigli degli addetti ai lavori, segua le indicazioni dei critici che ritengo più affidabili, e per le statistiche io sia un “lettore forte”.

Una soddisfazione che passa presto, appena realizzo che, per ogni libro letto, ne ho almeno due sullo scaffale in attesa: decine di volumi scavalcati nella priorità di lettura che mi attendono inerti, rassegnati all’oblio o speranzosi di essere scelti, prima o poi. Continua a leggere