Basta con questi libri!

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Questo articolo è stato pubblicato su LSC MAG, anno VII, n.1

Quando scopro e apprezzo scrittori di cui conoscevo soltanto nome, editore e titolo del romanzo più famoso, nel recuperarne la produzione precedente, aggiornando la lista di quelli di cui devo leggere l’ultimo libro appena arriva in libreria, mi capita di pensare: “che m’ero perso!”.

Gongolo aggiungendo al carnet libri che erano fuori dal mio ristretto radar di lettore, sebbene mi capiti di godere dei consigli degli addetti ai lavori, segua le indicazioni dei critici che ritengo più affidabili, e per le statistiche io sia un “lettore forte”.

Una soddisfazione che passa presto, appena realizzo che, per ogni libro letto, ne ho almeno due sullo scaffale in attesa: decine di volumi scavalcati nella priorità di lettura che mi attendono inerti, rassegnati all’oblio o speranzosi di essere scelti, prima o poi. Sono tanti, un numero che cerco di ridurre ma è rimpinguato da ogni passaggio in libreria. Penso poi  ai titoli che mi hanno incuriosito ma che ho desistito dal portare a casa, o a quelli di cui invece non ho notizia, ma che meriterebbero attenzione.

Frustrato come Alice dietro al Bianconiglio, mi metto a dare i numeri: secondo i dati diffusi dall’AIE, nel 2017 sono stati pubblicati 61.188 libri, mentre legge meno del 50% della popolazione; si tratta di un mercato del tutto incapace di assorbire la mole di produzione degli editori, realizzata, manco a dirlo, per il 75% dai grandi gruppi.

Si parla molto della difficoltà di far aumentare i lettori, perché non considerare anche l’altra prospettiva? Se non ci sono lettori sufficienti a giustificare questa iper produzione, perché non pubblicare di meno?

Una maggior vita in libreria di molti libri, fagocitati dalla continua produzione, obbligherebbe  le case editrici a puntarvi più a lungo, uscendo dalla logica della promozione fascettista e isterica, costretta a esaltare ogni titolo come atteso e imperdibile, salvo poi constatare che si trattava di un testo dimenticabile. E dimenticato. Chi ricorda il libro ben piazzato al tal premio letterario tre anni fa? È stato giusto sostituirlo in fretta col finalista (atteso e imperdibile) dell’edizione successiva? E i classici? Li abbiamo letti proprio tutti tutti? Melville, Dostoevskij, Proust, sarebbero discrete opzioni su cui puntare in assenza dell’ultima novità.

Camillo Pianese/Troisi ne Le vie del Signore sono finite, si lamentava: “io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere, non li riprenderò mai”.  Riprenderli forse no, ma si può recuperare terreno. Con una provocazione: una moratoria. Per un anno, ogni editore che abbia pubblicato più di 12 titoli l’anno precedente (soglia che si riconosce ai lettori forti), non dovrebbe pubblicarne più del 10%. In poche parole, il 75% circa dei titoli ridotti del 90%. Ci sarebbero comunque libri nuovi, che garantirebbero esordi,  premi letterari e fiere, ma sarebbero scelti con molta più attenzione. La qualità ne gioverebbe e dal catalogo (e dal magazzino) potrebbero uscire dei long seller. Il tempo della promozione riacquisterebbe respiro, la critica leggerebbe più libri e meno sinossi degli uffici stampa, i piccoli editori avrebbero maggiori possibilità contro la potenza di fuoco dei grandi, i librai ridurrebbero i resi e l’economia la farebbero di più i libri venduti e un po’ meno quelli movimentati, distribuiti, spesso non letti.

Evitando considerazioni ambientaliste sul risparmiare carta e dunque alberi, come suggerito da Michela Murgia in una celebre stroncatura, una pubblicazione selettiva e la maggiore qualità del prodotto, sarebbe di per sé utile ad aumentarne i fruitori. Se non funzionasse? Almeno avremmo il tempo per capire cos’altro ci siamo persi, scegliere se recuperare un classico o spostare un libro dallo scaffale degli acquisti a quello delle letture fatte.

È poco?

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2 pensieri su “Basta con questi libri!

  1. Ma questi numeri tengono conto anche del self-publishing?
    Per tacere dell’editoria a pagamento, che ovviamente tenderà a pubblicare il più possibile. Certo che al sempre crescente numero di autori (gli scrittori sono molti meno, per fortuna) non si accompagna un numero crescente di lettori. Forse perché se si leggesse di più si scriverebbe di meno, o quantomeno si scriverebbe meglio.

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    • Credo che tenga conto di ogni titolo dotato di bollino ISBN, quindi anche le due categorie citate. Per me quella non è nemmeno editoria, però al netto di EAP e SP, il problema di fondo secondo me resta. e sarà pure una provocazione la mia, ma tocca un aspetto importante: nel circolo vizioso dello spostamento dei libri che genera soldi virtuali, quelli derivati dalle vendite rischiano di valere sempre meno. Mi pare una strada destinata a portare al collasso del sistema. Per non parlare della inefficacia che ha nell’allargare il mercato, creando nuovi lettori.

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