Politica, cultura, possibilità: ne parlo con Pippo Civati

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A Latina lo scorso anno è nato un festival davvero interessante. Si chiama Potere alle Storie ed è dedicato alle narrazioni, sotto qualunque forma vengano eseguite. Lo scorso anno il tema era “Spiegare il mondo attraverso il calcio, quest’anno invece le parole chiave sono Rivoluzione, Possibilità, Cambiamento.

Liberi sulla Carta è partner di questa bella e vitale realtà, per cui mi fa sempre molto piacere che gli organizzatori mi invitino a partecipare.

Lo scorso anno abbiamo parlato di come il calcio rispecchi la società nel quale si muove, spesso influenzandola, partendo dal bellissimo libro di Guy Chiappaventi “Aveva un volto bianco e tirato”, sul caso Re Cecconi.

Quest’anno il tema è ben più impegnativo: dovrò parlare di cultura, politica e possibilità: lo farò con un ospite che ha sempre dimostrato di avere idee chiare in merito: Pippo Civati. Al di là di ogni appartenenza politica, Civati è una delle rare voci che mi pare abbia sempre compreso non solo l’importanza della cultura, ma anche della missione che può svolgere nella società: ad oggi una vera e propria possibilità inespressa. E forse non è un caso che stia per partire un interessante progetto editoriale: People, una casa editrice indipendente che lo vede impegnato in prima persona.

Insomma, spunti ce ne saranno e a possibilità che ne venga fuori un confronto interessante ci sono. Per questo ringrazio Potere alle Storie per avermi invitato e Pippo Civati per aver a sua volta accettato e, per chi può, vi aspetto domenica 11 novembre, al Museo Cambellotti di Latina.

Se proprio non riusciremo a cambiare il mondo, proveremo almeno a raccontarlo, attraverso le possibilità.

 

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Non era razzismo

Non c’erano musulmani né cinesi.

Pochissimi i negri cui dare del tu, in ogni circostanza, come fossero ragazzini, rappresentati sempre come selvaggi o cannibali con l’osso in testa, oppure incapaci anche solo di parlare in modo corretto, come gli schiavi di Via col vento.

Gli ebrei non arrivavano a 50.000, eppure prima avevano subito italianissime leggi razziali, prima di essere denunciati, rastrellati, deportati e uccisi nei campi di concentramento. Continua a leggere

Beppe Grillo, Natalino Balasso, storia di comici, di Popolo e di Re.

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A giudicare dalla loro parabola artistica, fatte le dovute proporzioni tra Beppe, mattatore degli anni ’80, e Natalino che si è allontanato dagli schermi troppo presto, circa un decennio dopo, la carriera di Beppe Grillo e Natalino Balasso mostra parecchi punti in comune: entrambi comici popolari, dissacranti, coraggiosi nel fustigare i costumi dei loro tempi, entrambi lasciano la TV  per dedicarsi con maggiore libertà al proprio lavoro. Prima in teatro e poi sul web, dagli applausi ai like il passo è breve.

Di Grillo ormai sappiamo tutto: allontanato dalla TV per aver attaccato il PSI al Governo negli anni ’80, da anni gestisce uno dei blog più influenti del mondo. Si impegna in tematiche sociali e prima attacca, poi tocca e infine invade la politica, trasformandosi  da comico a fondatore e “capo politico” di una delle forze maggiormente rappresentate oggi in Parlamento, alla guida di diverse città tra cui la Capitale del Paese.

Un percorso che Natalino Balasso non ha (ancora?) compiuto: come più volte ha affermato, si è allontanato dalla popolarità e dai soldi facili delle tv commerciali per poter disporre di maggiore libertà artistica. Anche lui però, come il suo collega, non disdegna di vestire l’abito del comico-guru e predicatore del web:  lo fa in particolare nei video denominati pomposamente “discorsi di fine anno”, l’ultimo dei quali capace di registrare oltre mezzo milione di visualizzazioni in tre giorni. Continua a leggere

Capitale

Oggi lo posso di’ solo in romano,
spiegateme: che cazzo s’esurtamo?
Chi semo noi, tifosi o cittadini?
Che c’ho da gioi’, se invece che uno nostro,
se bevono uno de quelli vicini?

Se dicono che c’era in giro un mostro
a spartisse la città che tutti amiamo
siccome era er nemico tutt’apposto?
Che cazzo ce ne frega, noi brindamo?

Perché così paremo meno brutti?
“Hai visto? Pure loro fanno uguale”
So’ tutti boni a di’ “lo fanno tutti”
Ma mica se è così fa meno male.

Ma che davero stamo a pensa’ a quelli,
che annavano strillando de onestà
Convinti che bastassero li strilli
pe fa’ resuscita’ questa città?

Compagno che giosci, te lo dico:
Pe’ vince nella corsa degl onesti,
se speri che te ingabbino er nemico
nun stai a fa’ mica quello che dovresti.

Che tanto ormai l’hai visti: so incapaci!
Da cittadini stamo preoccupati
ma se sei mejo come tanto dici
me spieghi come mai che l’hai imitati?

Ma n’era meglio stasse zitti e boni
prova’ ‘na vòrta a fa’ la differenza
riempisse de tristezza, abbassa’ i toni
e smette de parla’ solo alla panza?

Con gli occhi sudati e le mani in tasca

Busta-lettera-anteriore

Caro Matteo,

ogni rito ha le sue liturgie, e la politica non fa eccezione, ti ci devi abituare.

È scritto che colui che è incaricato di guidare il Governo vada in Parlamento a chiedere una fiducia che sa già di avere, ma che liturgicamente è necessario che chieda attraverso un discorso che dovrebbe convincere i parlamentari.

Non credo sia mai successo che un solo parlamentare abbia deciso la propria posizione in base alle parole del Presidente incaricato in aula, ma funziona così, ci sta. Nemmeno tu ti sei potuto esimere da questo compito, che poi è pure quello più semplice fra tutti quelli ti sono stati assegnati.

E se ti può consolare, pensa a Enrico Letta che ha dovuto consegnarti la campanella, che dieci secondi di inferno che deve aver passato nel farlo. Continua a leggere

Le meravigliose e costruttive discussioni interne

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Il meraviglioso popolo del Pd aveva capito che ormai Berlusconi era bollito, e che era solo una questione di tempo ma prima o poi al Governo ci si sarebbe andati, tutti insieme, meravigliosamente.

“E dunque chi volete che governi?” Si chiese al meraviglioso popolo del Pd, “Bersani o Renzi?”

“Bersani! Bersani!” risposero in maggioranza.

E Bersani, dopo meravigliose e costruttive discussioni interne, vinse le primarie.

Così venne il giorno delle elezioni, e anche se nel frattempo c’era chi diceva che però con Renzi le elezioni si sarebbero vinte bene, che sennò non si sarebbe potuto governare, il meraviglioso popolo del Pd continuava a dire Bersani! Bersani!, che non è che ci si poteva perdere in meravigliose e costruttive discussioni interne all’infinito, eh? Continua a leggere