Una famosa canzone di Lucio Battisti, Le tre verità, suona più meno così: “Colpa sua, Colpa sua, credimi!”
Nel testo i protagonisti raccontano “tre verità”, su una situazione scottante, ognuno dei quali scarica sugli altri la responsabilità dell’accaduto. Ecco, se dovessimo trovare una colonna sonora della destra al Governo, oggi sarebbe questa: una serie di giustificazioni per cui tutto quello che si era promesso e non è stato mantenuto, vede la maggioranza trovare un capro espiatorio cui scaricare la responsabilità: la sinistra, i giudici, i giornalisti, gli artisti, i governi precedenti, gli amministratori locali (solo quelli della parte opposta) e giù così.
Ieri, l’ennesimo capitolo.
Il Governo è stato battuto su una riforma elettorale per un solo voto. E, puntuale come un orologio, è partita la propaganda: “La sinistra ha festeggiato perché non vuole le preferenze”.
No. Le cose sono andate diversamente.
Prima di tutto, il Governo è stato battuto dai propri numeri. Se una maggioranza perde un voto decisivo, la responsabilità è di chi quella maggioranza la compone. Cercare un colpevole dall’altra parte serve solo a nascondere le proprie divisioni.
Ma c’è di più. Quella che la destra continua a chiamare “reintroduzione delle preferenze” non restituiva affatto agli elettori il potere di scegliere i parlamentari. Era, nella migliore delle ipotesi, un simulacro.
Il capolista sarebbe rimasto bloccato, deciso dal partito ed eletto automaticamente. Le tre preferenze avrebbero iniziato a contare solo dal secondo seggio conquistato dalla lista nel collegio. Tradotto: nella stragrande maggioranza dei casi avrebbe continuato a essere eletto il candidato scelto dalle segreterie, mentre gli altri avrebbero fatto campagna elettorale per portare voti… al capolista.
I numeri lo dimostrano meglio di qualsiasi slogan. Secondo le simulazioni di YouTrend, con un partito al 5% appena lo 0,8% dei deputati e l’1,7% dei senatori sarebbe stato eletto grazie alle preferenze. Con il 10% si sarebbe arrivati appena al 5,8% e al 6,6%. Persino con il 15%, meno di un deputato su cinque sarebbe stato davvero scelto dagli elettori.
Altro che ritorno delle preferenze. Erano preferenze di facciata, buone per la propaganda ma quasi inutili nella realtà.
Eppure oggi ci raccontano che chi ha criticato questa presa in giro sarebbe “contro le preferenze”. È il solito copione: spostare l’attenzione dai propri fallimenti e trasformare ogni sconfitta in un attacco all’opposizione.
È già successo con l’autonomia differenziata, smontata dalla Corte costituzionale. È successo con la riforma della giustizia, bocciata dal voto popolare. E ora accade di nuovo con una legge elettorale che la stessa maggioranza non è stata capace di far approvare.
La verità è che questa destra ha costruito il proprio consenso attaccando chi governava e promettendo la luna. Poi è arrivata al Governo e ha tradito una promessa dopo l’altra. Ma invece di assumersi la responsabilità continua a cercare un nemico a sinistra, come se non fosse lei, ormai da anni, ad avere in mano immigrazione, sicurezza, economia, lavoro, fisco, debito pubblico e tutte le principali leve del Paese.
Quando non riesci più a mantenere le promesse, la propaganda diventa l’unica politica possibile. Ma la propaganda non risolve i problemi degli italiani, al massimo ci riesce con quello del Governo.
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Ho chiesto a Chat GPT alcune cose sulle quali penso di essere la persona più preparata al mondo: gli ho fatto un’intervista chiedendo notizie di Liberi sulla Carta. Non contento, gli ho chiesto di darmi informazioni sul suo direttore, cioè su di me.
La precisione delle risposte dell’Intelligenza Artificiale è alta, anche se qualche volta è un po’ ripetitiva, alcune informazioni sono parziali (per esempio non dice che LSC si è tenuta a Rieti nelle ultime edizioni e cita solamente la location precedente; oppure non cita Pippo Civati fra i politici che hanno partecipato al festival etc.), tuttavia nelle prime domande non ha fatto altro che riorganizzare (abbastanza arbitrariamente) le informazioni presenti in rete, dalle fonti più aggiornate (e infatti parla quasi esclusivamente degli ospiti dell’ultima edizione finché non gli chiedo di approfondire quelle precedenti).
Infine, ho sfidato l’AI: non gli ho chiesto di elencare e riorganizzare dati, ma di fare una valutazione, chiedendogli ad esempio l’orientamento politico del festival. Il risultato è stato sorprendente, e in qualche caso le risposte dell’Intelligenza Artificiale si sono dimostrate ben più centrate di quelle di qualche “Intelligenza Naturale”. Si tratta come detto solo di un gioco, io mi sono divertito, se volete valutare voi, leggete l’intervista di seguito.
INTERVISTA ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Io: conosci Liberi sulla Carta?
CGPT: Sì, Liberi sulla Carta è un festival letterario italiano dedicato ai libri e alla cultura indipendente. Nato nel 2009 a Farfa, una piccola frazione del comune di Fara in Sabina (Lazio), il festival si propone di dare spazio a editori indipendenti, autori emergenti e a nuove voci del panorama culturale italiano.
Durante il festival, che solitamente si svolge ogni anno a settembre, si tengono presentazioni di libri, dibattiti, incontri con autori, letture e laboratori. L’evento è caratterizzato da un’atmosfera accogliente e informale, dove scrittori e lettori possono interagire direttamente.
Un altro punto forte di Liberi sulla Carta è l’attenzione per i temi legati all’autoproduzione editoriale e alla cultura fuori dai circuiti mainstream. Il festival promuove una visione della letteratura come spazio di libertà e condivisione. Conosci l’evento o ci sei mai stato?
Io: Mai stato (ok, ho mentito ndr). Vorrei saperne di più sul suo direttore
CGPT: Il direttore artistico di Liberi sulla Carta è Fabrizio Moscato. Ha ricoperto questo ruolo per molti anni, guidando il festival dedicato all’editoria indipendente. Moscato è noto per il suo impegno nel promuovere la bibliodiversità e l’accesso libero agli spazi culturali. Sotto la sua direzione, Liberi sulla Carta si è affermato come un evento di riferimento per scrittori, editori e lettori, ospitando incontri, presentazioni e dibattiti con autori e artisti di rilievo.
Io: E sai dirmi anche chi sono gli altri organizzatori?
CGPT: Oltre a Fabrizio Moscato, ci sono diversi altri organizzatori e collaboratori che hanno preso parte al festival Liberi sulla Carta. Tra questi, figurano Emiliana Avetti, Carola Cerritelli, Emanuele Loffa, Alessia Lupi, Francesco Martinelli, Chiara Scipioni e Chiara Pallocci (quest’ultima è stata l’ufficio stampa dell’edizione 2022 ndr). Questa squadra ha contribuito alla realizzazione delle edizioni del festival, portando avanti una programmazione variegata che includeva eventi letterari, presentazioni di libri e performance artistiche
Io: Sai dirmi qualcuno degli ospiti più importanti, e in che anno sono stati ospiti di Liberi sulla Carta?
CGPT: Liberi sulla Carta ha ospitato negli anni numerosi personaggi di rilievo della cultura, del giornalismo e dello spettacolo. Alcuni degli ospiti più importanti includono:
Stefano Fresi, attore e musicista, ha partecipato all’edizione 2022, accompagnato dalla Rieti Jazz Orchestra.
Michele Santoro, noto giornalista, è stato ospite sempre nel 2022, presentando il suo libro in un’intervista con Emiliano Grillotti.
Anna Foglietta, attrice, ha partecipato nello stesso anno presentando la sua interpretazione di La ferrovia sotterranea.
Paolo Rossi, comico e attore, ha partecipato nel 2022 con uno spettacolo di letture e improvvisazioni teatrali.
Paolo Nori, scrittore, ha presentato il suo libro Sanguina ancora nella stessa edizione.
Questi sono solo alcuni esempi degli ospiti illustri che hanno animato il festival, che ogni anno riunisce figure di spicco del mondo culturale italiano.
Io: Il festival ha un orietamento politico?
CGPT: Liberi sulla Carta non ha un orientamento politico esplicito, ma è un festival che sostiene valori come la libertà di espressione, l’indipendenza editoriale e la promozione della cultura fuori dai circuiti mainstream. La sua missione principale è quella di dare visibilità a case editrici indipendenti e autori emergenti, creando uno spazio di confronto aperto su temi letterari e culturali.
L’evento promuove una vasta gamma di temi e prospettive, ospitando scrittori, giornalisti e personalità pubbliche con visioni diverse. Ad esempio, ha visto la partecipazione di figure come Michele Santoro, giornalista noto per il suo impegno sociale e politico, e Sergio Rizzo, giornalista che ha trattato temi di trasparenza e giustizia in Italia. Questi ospiti suggeriscono un’attenzione del festival verso temi di rilevanza civica e sociale, ma senza un’adesione esplicita a una linea politica unica. Quindi, pur trattando argomenti di attualità e a volte anche di politica, l’approccio del festival rimane pluralista e aperto a differenti opinioni.
Io: ci sono mai stati politici ospitati a Liberi sulla Carta?
Liberi sulla Carta ha ospitato politici o figure legate al mondo politico, ma in un contesto culturale e non partitico. Ad esempio, Michele Santoro, noto giornalista e figura legata al dibattito politico italiano, è stato ospite nel 2022 per presentare il suo libro Non nel mio nome. Il libro tratta temi come il populismo e le contraddizioni della politica italiana, in un evento seguito da un ampio pubblico. Inoltre, nel 2022, Sergio Rizzo, giornalista e scrittore, ha partecipato a una discussione sulla morte controversa di David Rossi, responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena.
Questi esempi mostrano come Liberi sulla Carta sia aperto a discussioni di attualità politica, ma senza un orientamento politico dichiarato o l’ospitare esponenti politici in veste ufficiale di partito.
Io: cerca di indagare anche in edizioni diverse da quella che si è tenuta nel 2022 per rispondere alla domanda precedente
CGPT: Liberi sulla Carta non ha un orientamento politico esplicito, ma piuttosto si concentra sull’editoria indipendente e la promozione della “bibliodiversità.” Tuttavia, nel corso delle varie edizioni, alcuni ospiti provenienti dal mondo politico hanno partecipato. Ad esempio, Marco Pannella, storico leader del Partito Radicale, è stato ospite in una delle edizioni del festival. Questo riflette l’apertura del festival a personaggi pubblici di vario tipo, inclusi esponenti politici, sebbene il focus principale resti sulla cultura e l’editoria indipendente
Altri personaggi di rilievo presenti nelle edizioni passate includono scrittori come Erri De Luca, Michela Murgia e Luis Sepúlveda, ma anche attori come Nanni Moretti, Giorgio Tirabassi, e Marco Giallini. Questi ospiti dimostrano l’attenzione del festival verso un ampio ventaglio di temi, senza limitarsi a un’unica dimensione culturale o politica.
Io: perché dopo il 2022 non si è più tenuta Liberi sulla Carta?
CGPT: L’edizione 2023 di Liberi sulla Carta non si è tenuta a causa di problemi economici e logistici. Gli organizzatori hanno spiegato che non è stato possibile ottenere il sostegno finanziario necessario dai comuni di Rieti e Fara Sabina. Nonostante i tentativi di trovare alternative logistiche con l’amministrazione comunale di Rieti e il supporto di alcuni enti, come la Fondazione Varrone, le condizioni complessive non sono state ritenute sufficienti per organizzare il festival.
Il direttore artistico Fabrizio Moscato ha espresso rammarico, sottolineando che il festival non poteva proseguire solo con le proprie forze senza un adeguato supporto economico esterno. La speranza degli organizzatori è che il festival possa tornare in futuro, ma la mancanza di fondi ha portato alla sospensione dell’edizione 2023
Io: Oltre a Liberi sulla Carta, cos’altro fa Fabrizio Moscato?
CGPT: Oltre a essere direttore artistico di Liberi sulla Carta, Fabrizio Moscato è attivo anche in altri ambiti legati alla cultura e all’editoria. Ha collaborato con Radio Kaos Italy, una web radio romana, partecipando alla creazione di contenuti e programmi culturali (non è vero, sono stato più volte ospite ma non ho mai lavorato per RKI ndr). Inoltre, gestisce un blog personale, Prima Stesura, dove scrive principalmente di editoria, politica e attualità, ma anche di letteratura e altre tematiche di interesse pubblico. Moscato si dedica a progetti volti alla promozione della cultura e della lettura, spesso coinvolgendo attivamente il pubblico con iniziative di crowdfunding per sostenere eventi culturali indipendenti. Queste attività mostrano il suo impegno costante nell’ambito culturale, soprattutto nella promozione della lettura e delle realtà editoriali indipendenti.
Io: E’ attivo anche nella politica?
CGPT: Fabrizio Moscato sembra essere attivo principalmente nel campo della cultura, come direttore artistico del festival Liberi sulla Carta, e nella scrittura. Tuttavia, non si trovano indicazioni chiare che lo colleghino direttamente a un ruolo politico attivo, anche se occasionalmente esprime opinioni su temi politici e culturali tramite i suoi articoli. La sua attività è infatti centrata soprattutto sulla riflessione e sul commento politico, più che sulla partecipazione diretta. Moscato scrive di attualità e politica, esprimendo opinioni su eventi culturali e politici, come ad esempio la gestione dei teatri e le dinamiche di potere nel settore culturale, ma questo si inserisce in un contesto giornalistico e critico, piuttosto che in un coinvolgimento istituzionale diretto.
Io: Quale futuro ha Liberi sulla Carta?
CGPT: Per quanto riguarda il futuro del festival, ci sono speranze che possa tornare. Nonostante l’annullamento dell’edizione 2023 a causa di difficoltà economiche e logistiche, gli organizzatori, tra cui Fabrizio Moscato, hanno espresso l’auspicio che si tratti solo di una pausa temporanea (non è vero ndr). La mancanza di sostegno economico da parte delle amministrazioni locali ha giocato un ruolo chiave nella sospensione, ma la risposta del pubblico e il valore che il festival ha acquisito nel tempo lasciano aperta la possibilità di una sua ripresa, se le condizioni dovessero migliorare.
La passione dei suoi organizzatori e il sostegno di chi crede nella cultura indipendente sono motivi per sperare che Liberi sulla Carta possa tornare a svolgersi in futuro.
Io: Ti ringrazio per la chiacchierata. Salutami producendo un’immagine che riassuma questo nostro confronto.
CGPT:
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Il 16 gennaio 2023 al Teatro Manzoni di Roma si è svolto un incontro che ha dato vita a una Rete di solidarietà per le donne, gli studenti e tutto il popolo iraniano in lotta per la propria libertà, coordinato da WOMAN LIFE FREEDOM ITALY COMMUNITY in collaborazione con APS Donne di Carta, Amnesty International Italia e il Teatro Manzoni.
Un momento del dibattito del 16 gennaio al Teatro Manzoni.
Oltre a toccanti testimonianze e momenti artistici curati da artiste italiane ed iraniane, c’è stato anche un dibattito politico cui hanno partecipato diversi esponenti delle istituzioni, del giornalismo e della società civile, che ha rilanciato la proposta del Patrocinio politico per chi è vittima della repressione del regime.
L’iniziativa – già presentata alla Commissione esteri della Camera – propone di assumere, da parte di ciascun parlamentare italiano (ma probabilmente anche da parte di città metropolitane,Comuni, Municipi o altre importanti amministrazioni) il Patrocinio politico di una donna o di un uomo ingiustamente detenuti nelle carceri del regime, processati, in attesa di processo o in attesa dell’esecuzione della pena di morte, con una serie di azioni che mettano la pressione della comunità internazionale su giudici e carcerieri.
Io ho già firmato l’appello, per conoscere meglio l’iniziativa e sottoscriverlo anche tu l’appello, clicca qui. Te ne sarei davvero grato.
Per approfondire la questione puoi ascoltare il dibattito del 16 gennaio invece, cliccando qui.
Può essere un’azione utile o velleitaria, ma è l’unica che ci è concessa per non chiudere gli occhi di fronte all’orrore di questi mesi. C’è un popolo coraggioso che sta manifestando da mesi, cerchiamo di fargli arrivare il segnale che almeno idealmente (e per quanto possibile praticamente), non è solo.
Il 13 ottobre del 2022 ho partecipato a un sit-in con le donne iraniane in Italia sotto l’ambasciata dell’Iran a Roma, in cui è riecheggiato forte il grido di Donna, Vita, Libertà.
Il 16 gennaio si terrà presso il Teatro Manzoni un altro appuntamento per fare sentire la nostra vicinanza e per creare una rete che faccia crescere la pressione dell’opinione pubblica internazionale verso il regime Iraniano.
Quando gli organizzatori mi hanno contattato ho aderito con convinzione e firmato l’appello per la Libertà delle donne iraniane “FACCIAMO RETE PER LA LIBERTÀ IN IRAN”: il 16 gennaio ci sarò, perché a volte tutto ciò che possiamo fare è esserci, e spesso non facciamo neanche quello.
Teniamo alti i fari sulla lotta delle donne iraniane e lunedì 16 gennaio 2023, alle ore 20.30 al Teatro Manzoni di Roma, incontriamoci in una serata dedicata alla costruzione di una Rete di sostegno alla lotta non violenta del popolo iraniano organizzata da WOMAN LIFE FREEDOM ITALY COMMUNITY in collaborazione con APS Donne di Carta, Amnesty International Italia e il Teatro.
Apriranno la serata l’installazione artistica “Mille Gru di origami per Donna Vita Libertà, una performance degli studenti iraniani residenti a Roma e una performance di musica, letture e poesie della protesta. Proseguirà il dibattito sul tema del PATROCINIO POLITICO e altre forme di sostegno ad oltre 18 mila oppositori iraniani arrestati dal 16 settembre 2022 in seguito all’uccisione di Mahsa (Jina) Amini e l’inizio delle proteste in Iran che hanno dato vita al movimento “Donna Vita Libertà”.
Modera Lucia Goracci, intervengono: l’on. Laura Boldrini, la senatrice Cecilia D’Elia, Tina Marinari di Amnesty International, Gabriella Colarusso (La Repubblica), il prof. Massimo Papa (Università Tor Vergata), l’avvocata Deniz Ali Asghari Kivage e l’attivista Parisa Nazari.
La RETE di sostegno conta già 300 adesioni da molte regioni italiane tra gli esponenti della politica, della cultura e della società civile italiana.
Per informazioni
TEATRO MANZONI, via Monte Zebio, 14 ROMA Ingresso libero fino a esaurimento posti Per prenotarsi: Tel. 06.32.23.634 WhatsApp 327.89.59.298
“Se non conosciamo la prima non utilizziamo il secondo come argomento.”
(Basta andare una volta su Wikipedia, non serve che perdiate il vostro tempo libero a sostenere le battaglie che non vi riguardano, non vi portano consenso e non vi interessano.)
Giorgia Meloni rappresenta pienamente questo Paese. Giorgia Meloni anzi, è la più alta espressione del Paese reale dai tempi d’oro di Silvio Berlusconi. Inutile cercare consenso sottolineandone gli aspetti più controversi, il passato cui è legata la sua storia politica e la disinvoltura con cui lo può richiamare o ignorare, il suo linguaggio, i suoi temi, i suoi toni. La maggioranza del Paese, se non quella aritmetica almeno quella elettorale, ne condivide ogni aspetto. Una parte consistente la apprezza proprio per quello.
Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Chiedere a lei di correggere certe derive che nascono ma non si esauriscono con la filosofia demagogica del “prima gli italiani”, significa chiedere di fare lo stesso sforzo a quella stessa maggioranza, che non ha nessuna voglia di mettere in discussione sé stessa e il suo stile di vita, il privilegio del disimpegno e la scorciatoia populista: in fondo è tutto un magna magna, no?
Dà del tu al deputato Soumahoro (e solo a lui)? Ma perché, noi diamo del lei a chi ci suona alla porta per venderci un paio di calzini, a chi ci mette benzina, a chi si offre di mettere a posto il carrello della spesa? No, e ci sta bene così.
Nessuno sforzo: civile, reale, intellettuale, di comprensione, persino linguistico, se il cambiamento deve passare tramite questo, allora il cambiamento è il nemico, e figurati se sono questi i problemi reali, ma che ne sanno, i “professoroni”? E perché pensarla diversamente, quando chi questo sforzo lo deride, alla fine vince le elezioni?
Una donna, una mamma, un’italiana, una cristiana: se in Italia questo è un manifesto politico non dico dignitoso, ma addirittura accettabile, (ma per carità, abbiamo visto anche di peggio, fra divise militari e madonne elettorali), va benissimo così, anzi: va bene tutto. Anche dire che oggi il presidente del Consiglio ha fatto un bel discorso: diciamolo, così almeno su questo aspetto, almeno oggi, almeno cinque minuti, in sintonia con questo Paese reale riusciamo a starci tutti. O almeno a fingere in modo credibile.
Poi però una parte minoritaria, rappresentata poco e male politicamente, questa sintonia non la troverà più e, chiaramente per colpe proprie, tornerà ad essere nota dissonante rispetto al coro. Un coro che da tutte le posizioni, (destra, centro, presunta-sinistra, né di destra né di sinistra), le dirà dove sbaglia, dove è venuta meno, cosa non ha seguito o non ha assecondato rispetto alla direzione intrapresa dalla maggioranza. Da parte sua quella piccola parte dissonante, si troverà per un attimo perfettamente consapevole: saprà di essere lontana, disperatamente lontana, dal Paese reale. Ed è lì che, in cuor suo, per un minuto prima di pentirsene velocemente, prima di aver riletto Pasolini, Gramsci, e prima di aver fatto l’ennesimo mea culpa, tirerà un colpevole, colpevolissimo, sospiro di sollievo.
Si parla sempre di grave perdita, eppure io non ricordo un periodo in cui gli intellettuali abbiano contato poco come in questa fase storica.
La cultura per taluni che la odiano è addirittura una colpa, il marchio della difesa di un’élite o dell’asservimento al sistema, l’orrenda pretesa del privilegio.
Per altri che la usano, la cultura è al massimo un orpello, da tirare fuori come si fa con l’argenteria buona, all’occasione e per fare bella figura, purché venga poi riposta nel cassetto una volta svolta la sua funzione.
Per altri ancora, i peggiori, essere intellettuali significa non usare la cultura a beneficio della collettività, ma brandirla come uno strumento di visibilità, la quale deve essere costantemente alimentata, coerentemente fine a sé stessa.
Quando muore un intellettuale vero (quale Serianni certamente era), tutti lo piangono.
Curioso che lo facciano anche quelli che, chiamati a prendere decisioni per la collettività, o a esprimere il proprio consenso o dissenso verso le scelte del potere, non siano mai stati sfiorati dall’idea di chiedere agli intellettuali indicazioni sul da farsi, finché questa opzione era disponibile.
La meritocrazia è un valore, ma solo se sono garantite a tutti le stesse possibilità. Ripartire dal riconoscimento delle diverse condizioni di partenza e impegnarsi nella rimozione degli ostacoli reali che incontra chi non proviene da una famiglia agiata, colta, in grado di sostenere ogni legittima aspirazione di miglioramento, è il dovere principale di chiunque oggi voglia rappresentare le istanze progressiste.