Uomo, donna, bambini: in Parlamento come in casa

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Oggi è la giornata mondiale per i diritti dell’Infanzia e l’adolescenza, tra qualche giorno sarà quella contro la violenza sulle donne: due buone occasioni per sentire edificanti dichiarazioni provenienti dal mondo politico e istituzionale, molte delle quali incentrate sul superamento del modello patriarcale, che vede la donna occuparsi dei figli mentre all’uomo è riservato il compito di portare i soldi in casa. Continua a leggere

Uomini che odiano le donne?

Viviamo l’epoca della (illusoria) disintermediazione globale, che ha permesso a chiunque sia dotato di una tastiera o di uno smartphone di entrare in contatto con tutti, fossero questi i grandi della terra, le icone pop del momento o una semplice platea virtuale.

In questo contesto c’è un termine inglese, haters, che è entrato nel vocabolario comune insieme alle altre parole legate all’utilizzo dei social network: selfie, like, follower ecc.

Un hater è letteralmente un odiatore, qualcuno cioè che impegna gran parte del suo tempo a odiare un personaggio che abbia una qualche visibilità, manifestando questo suo sentimento pubblicamente, sui social network, legittimato da una mal interpretata libertà di espressione.

Il fenomeno è complesso, tocca molti aspetti dell’organizzazione sociale, ed è trasversale: coinvolge utenti di diversa età e attivi in diversi ambiti, ed è difficile indicarne le cause, individuate a volte nell’invidia sociale, altre nella mancata educazione, altre ancora nella necessità di crearsi un’identità virtuale riconosciuta e definita proprio in base all’opposizione al nemico. Continua a leggere

Di questo ti devi vergognare, Giulia Sarti!

giulia-sarti-510Dicono che forse hai commesso un imbroglio per intascare dei soldi, che tra l’altro avevi tutti il diritto di intascare. Però se hai mentito è grave. Chiedono le tue dimissioni, e a me interessa il giusto, che in fondo manco t’ho votata.

Dicono poi che forse l’imbroglio lo hai fatto perché ricattata, perché circolano video o foto che ti ritraggono in intimità. “Nuda”, o pure peggio si dice, e io faccio fatica a capire quale sia il peggiorativo di nuda. Continua a leggere

Violenza sulle donne: decalogo anti-ipocrisia

700394c5460EDNmainDADAD54E-D083-47BC-A10B-67110237939BLa violenza sulle donne e il femminicidio sono piaghe terribili, molto facili da condannare per un uomo: in fondo riguardano una minoranza di individui, facilmente identificabili come il nemico da sconfiggere.

Ma se allargassimo il campo degli atteggiamenti offensivi della dignità delle donne? Magari facendoci qualche domanda su dove si annidi la mentalità che porta alle aberrazioni che tutti condanniamo.

Per esempio, forse offendiamo una donna quando:

  1. La costringiamo ad essere bella e la deridiamo se non lo è;
    “Dovresti valorizzarti”
    “Inchiavabile”
  2. Ne valutiamo le potenzialità sessuali anche se non è una sex worker;
    “Chissà questa che fa?”
  3. Ci domandiamo a chi ha concesso i suoi favori se ricopre una postazione professionale importante;
    “A chi l’ha data?”
  4. Consideriamo “uterino” o isterico ogni comportamento non conforme alle nostre aspettative;
    “Mi sa che sta in quei giorni”
  5. Facciamo considerazioni o diamo consigli sulle scelte che riguardano la sua vita sessuale;
    “Se vai con tutti, poi come puoi pretendere rispetto?”
  6. La invitiamo a prendere in considerazione una maternità perché l’età è quella giusta o le domandiamo perché non lo fa;
    “All’età tua bisogna che ti sbrighi!”
  7. Ne giudichiamo l’abbigliamento o l’atteggiamento in base al nostro stereotipo o al ruolo sociale che per noi dovrebbe ricoprire;
    “È una suora”
    “Ma ti pare che una mamma faccia così?”
  8. La educhiamo da bambina ponendo limiti alle sue possibilità future;
    “Dài, fai così, da brava signorina”
  9. Le chiediamo di tenere sempre in considerazione le reazioni che i suoi comportamenti possono provocare su un maschio.
    “Se fai così te la cerchi”
    “Quello è un uomo, figurati se puoi trattarlo così”
  10. La immaginiamo grande solo perché sta dietro un grande uomo: le grandi sono capaci di stare dove vogliono loro.