Maturità, e poi? Quante incognite per il futuro dei diplomandi. Ne ho scritto per Left

Come ogni anno in questo periodo arrivano per migliaia di studenti gli esami di maturità.

Per tutti loro si chiude un importante ciclo di studi e di vita, ma poi? Il contesto sociale, culturale ed economico, quanto indirizza i percorsi dei neo maturandi? E la scuola è un valido aiuto?

Ne ho scritto per Left, che ringrazio.

(Qui invece, il ricordo del mio personale, drammatico, esame orale)

Notte prima degli esami

ATTENZIONE: NON FAR LEGGERE QUESTO ARTICOLO A QUALCUNO CHE DEVE ANCORA SOSTENERE L’ESAME DI MATURITA‘.
(Oppure sì, che in fondo io sono sopravvissuto)

Da troppi anni ormai, in questo periodo dell’anno, non posso fare a meno di ricordare il mio esame di maturità. La mia è stata l’ultima generazione della Commissione esterna con il membro interno (che detta così fa pure un po’ senso), l’ultima ad essere stata giudicata in sessantesimi, prima che una curiosa coincidenza numerica trasformasse il voto più ambito nel minimo sindacale per sfangarla.

Ho frequentato il liceo classico e non sono mai stato uno studente particolarmente dotato, se non nelle materie che amavo davvero: italiano, storia, filosofia. Per il resto mi limitavo a fare il tanto che bastava per non avere problemi, talvolta senza nemmeno riuscirci, soprattutto in matematica.

Lo scritto di Greco, una lunghissima versione di Plutarco dal titolo “Per una sana educazione occorre evitare gli eccessi”, andò piuttosto male, un’insufficienza secca solo parzialmente lenita da risultati al di sotto della media di tutti gli altri esaminandi. La mia strategia, che pur mi aveva fatto raccogliere negli anni discreti risultati, si rivelò inefficace nella sua perfetta semplicità: dovetti ridimensionare una volta per tutte l’antico metodo del “copiare il più possibile”. Probabilmente ciò avvenne anche perché mi presentai all’esame con quasi venti minuti di ritardo e fui fatto accomodare al primo banco, praticamente in braccio ai professori.

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