La minestra di Giancarlo

La voglia di rifugiarsi in casa, al riparo dal freddo e dal buio, è alta. Soprattutto perché è tardi e il freddo e il buio hanno superato i limiti tollerabili per chi ha lavorato tutto il giorno.

È quasi ora di chiusura e le cassiere si affrettano a passare sul lettore ottico i prodotti che i clienti continuano ad ammassare sul rullo, svuotando carrelli che sembrano inesauribili.

L’umore è quello che è, ormai la giornata è finita e la testa è tutta al dopo lavoro, per i fortunati che ne hanno uno.

Il tono cortese nel microfono che ricorda “…alla gentile clientela che il centro sta chiudendo” e “invita i signori clienti ad avvicinarsi alla cassa”, non maschera l’insofferenza di chi davvero non vede l’ora di archiviare la giornata.

Alla cassa numero 2, dietro una signora che sta lottando con una confezione di piselli per farli entrare in una busta gonfia all’inverosimile, c’è Giancarlo.

Tiene in mano una piccola bustina, tutta stropicciata, con impresso un logo diverso da quello del Supermercato.

Indossa una tuta e delle scarpe da ginnastica, ma è evidente a tutti che quel signore sugli ottanta non è un atleta.

Quando arriva il suo turno sorride, con quel sorriso dolce e disarmante che solo i bambini e gli anziani sanno regalare, o che solo dai bambini e gli anziani si sa accettare.

La ragazza dietro al registratore di cassa non alza gli occhi, concentrata com’è ad afferrare quasi al volo cibi precotti e buste di latte appoggiate sul tapis roulant per farli scorrere sul lettore di codici a barre di fronte a lei.

Bastano pochi secondi di ritardo nello scorrere della merce fra un cliente e l’altro per farle rendere conto che è il turno di Giancarlo che, impacciato, aspetta di esser interrogato.

L’umore della cassiera muta radicalmente, il volto diventa luminoso, il sorriso ampio e il tono della voce accomodante: “Giancaaaarlo! Buonaseeera!”

Giancarlo non ha bisogno di ricambiare il sorriso, perché non conosce espressione diversa da questa. Con occhietti furbi tira fuori il contenuto della bustina e dice “stavolta mi sono fatto già i conti eh?”

“Che ti fai, la minestra stasera?” chiede la commessa osservando la minestra surgelata nelle mani di Giancarlo.

“Sì, e mi sono fatto i conti – fa Giancarlo – mi devi dare ventisei centesimi”.

La ragazza fa un’espressione compiaciuta, una maestra che ascolta il suo migliore allievo ripetere la lezione.

Giancarlo le porge con fare solenne e aria soddisfatta una moneta da due euro, lei con gentilezza prende dalle mani dell’anziano il prodotto da passare sul lettore di codici a barre.

“Vedi Giancarlo? – dice la cassiera con aria desolata – Un euro e  ottantaquattro centesimi! Te ne devo ridare sedici”.

Per un attimo l’anziano si fa serio, contrariato dall’aver sbagliato i conti.

Poi torna a sorridere e senza dire una parola porge la mano per prendere il resto.

La ragazza esita, fruga nel registratore di cassa aguzzando la vista e ne estrae una manciata di monetine bronzee: “Gianca’ – dice in tono confidenziale – abbi pazienza, mi manca un centesimo, la prossima volta te lo scalo!”

“Eh, ma lo sai, che a volte servono, i centesimi…”

La cassiera sospira. Poi dopo un attimo chiede alle colleghe: “qualcuno ha in cassa un centesimo?”

Tutte alzano gli occhi incuriosite e lei subito le rassicura: “È per Giancarlo…”

Anche le altre cassiere salutano platealmente l’anziano che aspetta il suo centesimo e si fiondano sul fondo delle loro casse alla ricerca della monetina.

Improvvisamente nessuno dei frettolosi clienti in fila sembra infastidito dall’inatteso contrattempo.

Qualcuno, un po’ titubante, fruga nelle tasche.

Quando il centesimo viene trovato, la cassiera che è stata più veloce va personalmente a darlo a Giancarlo: “Certo però Gianca’, per un centesimo…” dice chiedendo comprensione.

“Sai com’è, alle volte servono, i centesimi…” è la risposta dello stesso tono.

Giancarlo ripone la monetina in tasca e la minestra surgelata nella bustina stropicciata, saluta una a una tutte le cassiere che ricambiano cerimoniosamente e si avvia all’uscita.

Quando la porta automatica si chiude alle sue spalle per un attimo rimangono tutti in silenzio.

Poi la fretta di tornare a casa reclama di nuovo il suo spazio nell’attenzione di clienti e commesse: le casse ricominciano a battere veloci, inghiottendo soldi e restituendo suoni squillanti e scontrini.

Mentre le serrande del supermercato si chiudono e i carrelli depositano nei cofani delle macchine buste pesanti e stracolme, in molti, senza dirlo, pensano a Giancarlo che sta riponendo una monetina e scongelando la sua minestra.

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