Dalla parte di Ettore

ettore

Ettore spoglia Patroclo delle armi di Achille

Sono sempre stato attratto dagli eroi. Non per niente, sono un appassionato lettore di fumetti, soprattutto americani, tra i quali i supereroi fanno la parte del leone.

Come non amarli? Gli eroi sono forti e fanno sempre la cosa giusta. Sono rassicuranti e, alla fine, vincono sempre.

O quasi.

Quasi perché è dai tempi delle scuole medie che ho un modello di eroe in testa. E più leggo, più storie aggiungo al mio scarno carniere fatto di libri, fumetti, film, opere teatrali e musicali, più mi convinco che, nella Storia di tutte le storie mai narrate, non esista un eroe più grande di Ettore, il principe troiano dell’Iliade.

Ettore, quello che la guerra la perde;

Ettore, quello che Omero umilia con la fuga, una sconfitta desolante, la morte e il vilipendio del proprio cadavere.

Non è strano, perché tanti, istintivamente, nutrono maggiori simpatie per il prode Ettòrre, che pure è troiano (e se vogliamo dirla tutta, difende le ragioni di chi è nel torto), rispetto al semidivino Achille, la cui ira funesta infiniti addusse lutti agli Achèi.

Achille è il più valoroso, combatte per la gloria, incute orrore nei nemici e rispetto tra gli alleati, non teme la morte ed è a Troia per un vincolo di solidarietà con un Re greco tradito, Menelao.

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Troy, il film che non avrebbero dovuto girare. Achille è Brad Pitt.

L’eroe perfetto: nella più recente (orripilante) trasposizione cinematografica, Achille è Brad Pitt, tanto per intenderci.

Ettore invece difende la sua casa, fa la guerra perché gliel’hanno portata a domicilio e prende le parti di un fratello inetto e codardo che, pur di poter stare con la donna più bella del mondo (e vagli a dare torto), costringe un popolo a subire vent’anni di assedio.

Eppure ne ho conosciuti pochi simpatizzare per il greco. Quasi tutti quelli con cui ho avuto modo di parlarne, tifavano per Ettore.

Perché?

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Ettore, Andromaca e Astianatte, dipinto del neoclassicista Gaspare Landi

Non ho avuto tempo di domandarlo a tutti, per cui do la mia motivazione: Ettore combatte per la sua casa, per la sua città e per la sua famiglia; È un personaggio che si muove costantemente al centro di una tempesta emotiva, tanto che al tempo, il piccolo Astianatte che gioca col pennacchio dell’elmo, sotto gli occhi amorevoli del papà, in una stanza silenziosa che stride col cozzare d’armi fuori le mura, doveva avere un effetto devastante su qualunque neo genitore (una cosa tipo Avrai di Claudio Baglioni).

Insomma: Ettore difende ciò a cui non può rinunciare.

Non cerca la gloria, il figlio di Priamo, ma fa quel che deve: si assume le responsabilità che comporta essere un principe troiano, e lo fa al massimo delle sue possibilità, consapevole di essere più forte di tutti i suoi compagni d’arme, e quindi chiamato ad assumersi gli oneri del caso.

Ma soprattutto Ettore non è un semidio, non è prescelto dagli Dei (sebbene ne abbia di favorevoli), non è un predestinato: è uno di noi.

Anzi, Ettore è quello che noi dovremmo essere.

L’eroe che non può vincere, ma combatte lo stesso al meglio delle sue possibilità.

Uno così non può lasciare indifferenti, non può non agitare lo stomaco del lettore e spingerlo a tifare per lui.

Anche se ha paura di non vincere. Anche se non ha alcuna possibilità di vincere, e chi legge (o ascolta) l’Iliade, a differenza sua, lo sa sin dall’incipit del primo canto.

Ogni volta che si arriva al duello finale tra i due campioni, sento un misto di rabbia e orgoglio per il destino avverso del mio eroe e per il modo in cui, tuttavia,  questo sceglie di soccombere contro un avversario più forte.

Per quei due che non conoscono la storia (il 66,6% dei lettori di questo blog), al redde rationem si arriva così:

  • Patroclo, indossando l’armatura dell’amico fraterno Achille, ritiratosi dalla battaglia dopo una lite con Agamennone, semina il panico fra i troiani che lo credono il Pelìde, facendone strage.
  • Ettore, credendo di affrontare Achille, si para coraggiosamente di fronte al nemico e lo uccide, spogliandolo poi delle armi.
  • A questo punto Achille torna alla battaglia per vendicare Patroclo, forte di nuove armi divine, ancora più portentose delle precedenti, e la carneficina di troiani è evitata solo da Apollo, che permette loro di ritirarsi nelle mura. Non tutti però: Ettore attende il nemico davanti alla porta della città, ignorando i lamenti dei genitori che lo invitano a salvarsi. Ha paura, ma sa qual è il suo ruolo: accetta di affrontare in duello la furia greca, salvo poi fuggire, in barba ad ogni principio dell’Aidos omerico, lungo le mura e fermarsi solo quando Atena, protettrice del suo avversario, sotto le mentite spoglie di Deifobo, uno dei suoi fratelli minori, lo invita a fermarsi e a combattere, incoraggiandolo e dicendosi pronto ad aiutarlo. Per tutta l’Iliade Achille combatte da solo, mentre Ettore incoraggia i compagni e ne cerca l’aiuto. Forse spera di poter vincere con il fratello dalla sua e si pone, finalmente, di fronte al terribile avversario. Pelle d’oca, coraggio a piene mani, muscoli, cuore e fiducia mal riposta contro un destino già scritto: Omèro non ci risparmia nulla.
  • Prima del duello, Ettore promette ad Achille che se vincerà permetterà ai greci di seppellire il suo corpo con tutti gli onori. Achille invece prospetta una vendetta feroce anche sul cadavere dell’avversario. E qui, fossi stato Ettore, mi sarei ricordato di aver lasciato il gas aperto a casa, dietro le alte mura di Troia, e mi sarei assentato un attimo.
  • Parte lo scontro: il primo a lanciare la propria asta è Achille: il tiro è formidabile e solo la propria abilità permette ad Ettore di schivarlo. Il troiano inizia a pensare che forse anche lui può contare sulla benevolenza degli dei. Un po’ come il San Marino quando dopo 8 secondi è andato in vantaggio contro l’Inghilterra. Ma poi ha perso 7 a 1.
  • Ora può tirare Ettore: il colpo, violentissimo, colpisce Achille, ma lo scudo del greco è forgiato da Efèsto/Vulcano e respinge la lancia. Tanto per precisare che Afrodite/Venere favorevole può tornare utile, ma se stai su un campo di battaglia è sempre meglio avere Ares/Marte dalla tua.
  •  A questo punto Ettore potrebbe tirare un secondo colpo, ma quando si volta verso Deifobo per farsi dare la lancia, non lo vede: nessuno lo aiuterà, il ragazzo era la dea Atena/Minerva, il suo destino è segnato. Achille ha ancora una lancia mentre lui non può far nulla per colpire l’avversario.

Ecco: questo è il momento cruciale nella storia di Ettore. E’ qui che il padre affettuoso, il figlio responsabile, il principe orgoglioso, il guerriero coraggioso e valente, si spoglia di tutte queste vesti per ricoprirsi di quella dell’Eroe; Ettore potrebbe ripararsi dietro lo scudo, in fondo anche le sue armi sono di origine divina; potrebbe cercare di schivare il colpo, una cosa che già gli è riuscita una volta; Forse, chi lo sa? Potrebbe perfino cercare di scappare, allontanarsi dal suo avversario o rientrare dentro le mura della città: nessuno potrebbe biasimarlo, è chiaramente vittima di un inganno di Atena.

Non fa niente di tutto questo.

Ha visto Achille uccidere decine di compagni, conosce la sua furia, capisce che sulla bilancia di Zeus è il destino del greco ad avere la meglio. Achille ha ancora una lancia: forse Ettore sa che morirà, se lo affronterà in uno scontro così impari.

Sguaina la spada.

La solleva e inizia a correre verso il suo avversario.

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Peter Paul Rubens, Achille trafigge Ettore. Il greco ha Atena dalla sua, il troiano soccombe sguainando la spada.

Diventa un bersaglio sempre più facile, ma corre, con l’arma in pugno, cercando il corpo a corpo, il combattimento degli uomini coraggiosi. Se ha anche una sola possibilità di colpire l’avversario, Ettore cercherà di coglierla: non per l’onore, al quale non ha mai pensato mentre fuggiva poco prima; lo fa per Troia, per il vecchio Priamo e la regina Ecuba, per lo scellerato fratello Paride, per la moglie Andromaca e per il piccolo Astianatte.

Perché è così che sente di dover fare, è così che è giusto.

Achille scaglia il colpo e lo colpisce vicino alla clavicola, nell’unico spazio lasciato libero dall’armatura.

Il principe Ettore muore, il mito del più grande Eroe mai raccontato, nasce lì.

Se amate gli eroi greci e volete fare una bella lettura sulla loro dimensione umana, Le lacrime degli eroi, Matteo Nucci, non può mancare fra le vostre letture.

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