I due libri di mio padre

Papà sapeva quanto mi piacesse leggere. Eppure, in tutta la sua vita, mi ha parlato solo di due libri.
Lo ha fatto spessissimo, ogni volta come se stesse condividendo una magnifica esperienza, lui che a quanto ricordo non era un gran lettore.
Succedeva che ad intervalli regolari li prendesse dalla libreria, li sfogliasse, dicesse che avrebbe voluto rileggerli, e poi li riponesse.
Uno dei due libri era Papillon, di Henri Charrière (e la seconda parte della sua storia, Banco), che raccontava di un uomo che non si arrende al carcere duro cui è stato condannato (non ricordo se ingiustamente) e, dopo decenni di soprusi e tentativi falliti, alla fine riesce ad evadere.
L’altro era ‘A livella, di Totò, del quale ricordo solo la poesia più famosa, che vede due defunti molto lontani per blasone ritrovarsi a condividere lo stesso spazio al cimitero, con il più ricco dei due che vorrebbe far valere ancora il ruolo sociale ricoperto in vita.
In quaranta anni, mi ha parlato solo di due libri.
Uno che dice di non mollare mai finché c’è vita, e che per chi non ha nulla la libertà è tutto; l’altro che ricorda che nella vita anche chi ha avuto tutto, capirà che nulla di quanto ha accumulato alla fine gli servirà davvero.
Devo molto a papà, devo molto ai libri.

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