Festeggiavamo quando i muri crollavano

Avevo dodici anni.

Ricordo le immagini buie di una festa, illuminata da sorrisi e fuochi d’artificio. Tanti ripetevano la stessa parola: speranza.

Abbracci e lacrime, l’espressione solenne dei miei che prendevano atto che il mondo stava cambiando. Mi spiegarono che diventava migliore. Io non capivo come un muro che veniva distrutto contribuisse al miglioramento, perché fosse così importante per tutto il mondo e non solo per gli abitanti di quella città.

Ero rapito da quelle immagini, ovunque veniva ribadito che si trattava di un momento epocale. Io di epocale non avevo mai visto nulla: la luna, l’omicidio di Kennedy, il ritrovamento del corpo di Moro: erano tutte immagini che mi erano state trasmesse con la stessa enfasi, ma che avevo vissuto sempre successivamente, addomesticate in un documentario o un vecchio servizio del Tg, senza nemmeno i colori. Continua a leggere

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