Con gli occhi sudati e le mani in tasca

Busta-lettera-anteriore

Caro Matteo,

ogni rito ha le sue liturgie, e la politica non fa eccezione, ti ci devi abituare.

È scritto che colui che è incaricato di guidare il Governo vada in Parlamento a chiedere una fiducia che sa già di avere, ma che liturgicamente è necessario che chieda attraverso un discorso che dovrebbe convincere i parlamentari.

Non credo sia mai successo che un solo parlamentare abbia deciso la propria posizione in base alle parole del Presidente incaricato in aula, ma funziona così, ci sta. Nemmeno tu ti sei potuto esimere da questo compito, che poi è pure quello più semplice fra tutti quelli ti sono stati assegnati.

E se ti può consolare, pensa a Enrico Letta che ha dovuto consegnarti la campanella, che dieci secondi di inferno che deve aver passato nel farlo.

Anche se sei giovane più o meno come me, ricorderai anche tu la pletora di piazzisti o aspiranti statisti che sono andati tutti a dire le stesse cose: equità sociale, deficit, Europa, lavoro, lotta alla criminalità, scuola e un generico e applauditissimo “Riforme”. Chi se lo poteva permettere diceva pure credibilità internazionale, così come chi non se lo poteva permettere ma non lo sapeva.

Insomma, chi ti ha preceduto ha inaugurato la propria stagione (a volte in senso letterale) di Governo con roba che pesa, impegni precisi, anche se poi le parole sono rimaste tali e quando è andata bene la montagna ha partorito il topolino.

Però è così che funziona, tutti hanno trasformato il libro dei sogni in agenda di Governo, al momento di partire. L’unico che non aveva margine per farlo era Bersani, che ancora prima di vincere le elezioni ci metteva in guardia che poi si sarebbero piante lacrime amare. E infatti le elezioni non le ha vinte.

Ma che differenza c’è tra un sogno ed un’agenda di Governo?

A sentire te, caro Matteo, in queste ore ufficialmente investito del ruolo di Premier  (o Presidente del Consiglio dei Ministri, anche se ti so non affezionato alle liturgie della politica), nessuna.

Il discorso fatto in Senato, poi parzialmente migliorato dalle controrepliche, dell’agenda di Governo non aveva nulla. Niente, zero.

Non era un cattivo discorso, ma sembrava di essere tornati alla Leopolda, con Renzi che vendeva Renzi o l’idea che Renzi rappresentava, quando invece ci si sarebbe aspettato che indicassi quali fossero concretamente le misure urgenti e improcrastinabili che hanno resa necessaria la defenestrazione di Letta e la tua presa della barra di comando in un modo così poco ortodosso, così poco renziano.

Hai la stessa maggioranza del predecessore (anzi, 4 voti in meno), gli stessi alfaniani negli stessi posti chiave, e con tutto il rispetto per i nuovi Ministri, non mi pare ci sia stato un apporto qualitativo evidente nella squadra di Governo rispetto a quella precedente. Insomma, se l’Italia migliore che è fuori dal Palazzo esiste davvero, di certo non è entrata nel Palazzo con il Renzi I.

Per questo ieri da te avrei voluto ascoltare misure, non obiettivi. Quelli li conoscevo già: basta pescare a caso tra quelli sopra elencati e utilizzati nei discorsi dei tuoi predecessori.

La veghezza di contenuti e la sciatteria formale con il quale ti sei presentato (e non mi riferisco alla mano in tasca, chi se ne frega finché le tasche sono le tue) è stata inquietante.

Hai imbastito un retorico racconto dell’Italia che non c’è, scendendo nel concreto solo quando hai accennato al ricorso alla cassa dei depositi e prestiti per pagare i debiti delle PA, oppure descrivendo provvedimenti come il fisco on line o una nuova regolamentazione per gli incidenti stradali, che pur essendo utili, in un Paese a un passo dal baratro con 2100 miliardi di deficit e il 42% di disoccupazione giovanile, lo sono come allacciarsi le scarpe mentre la casa va a fuoco.

Insomma un po’ poco per l’uomo della provvidenza.

Ma tu sei un amministratore, uno che in teoria dovrebbe fare della concretezza la sua principale forza. Per questo spero che mi smentisca con l’azione di Governo, spero davvero, sinceramente e disperatamente, che tu possa dimostrare con i fatti che ti sei  sottoposto di malavoglia alla liturgia del discorso programmatico perché già avevi in testa l’abnorme lavoro che ti aspetta.

Mi sembra che in molti abbiano fiducia in te, anche fra i tuoi avversari. Anzi, forse tra gli avversari c’è chi è meglio disposto nei tuoi confronti rispetto a tanti tuoi compagni di partito. C’è una parte grande nel Paese che ripone speranze nella carta Renzi, perché almeno sei uno giovane, e questo la dice lunga sulla mortificazione cui le aspettative dei cittadini sono state sottoposte.

Ma stai attento Matteo, che se punti solo su questo sei destinato a perdere, perché nessuno è giovane per sempre.

Tu, per utilizzare il tuo slogan, sei giovane Adesso. Ma a noi l’Italia servirebbe anche domani.

Buon lavoro!

E l’uomo della televisione disse:
“Nessuna lacrima vada sprecata, in fin dei conti cosa
c’è di più bello della vita, la primavera è quasi cominciata”.

(Festival, Francesco De Gregori, da cui è tratto anche il ttolo del post)

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