Il motivo per cui odio il Carnevale -terza parte –

goldrake

Goldrake (in Italia ATLAS UFOROBOT) e l’intrepido pilota Actarus.

Era passato un anno e il Carnevale si affacciava di nuovo nelle nostre vite. Ricordavo lo sconforto di quello passato, e anche la determinazione a sostituire l’imbarazzante costume da pagliaccio, realizzato in casa, con qualcosa di più eroico, marziale, e soprattutto comprato in un negozio di costumi.

Quell’anno mia madre decise di scatenare tutto il proprio estro creativo sul mio fratellino, troppo piccolo per capire cosa stava per capitargli. Io, con spirito di rivalsa, già pregustavo un costume da pinguino, da sofficino o da pomodoro, a quell’età la mia fantasia era limitata. Ma diciamo che uno dei tre mi sarebbe sembrato appropriato. Invece niente: il costume era composto da un paio di jeans sdruciti, una camicia a quadri, un fazzoletto legato al collo, degli speroni fatti con la carta stagnola e cappello, pistola e stella da sceriffo unici accessori comprati. Mio fratello era un magnifico Cow boy! Nemmeno i baffi e la barba incolta disegnati riuscirono a togliergli quell’alone di pericoloso pistolero che il costume gli donava.

Avrei preferito il pinguino, ma mi consolavo: stavolta il pinguino non sarei stato io. Già da giorni tormentavo mia madre e una promessa l’avevo strappata: costume comprato, personaggio non scherzoso o divertente (per gli altri) ma figo. E possibilmente armato.

Mamma fu di parola: non ero nella pelle quando la vidi rientrare con una bella scatola colorata dentro una busta gigante! Il mio costume! Cosa mi aveva preso? Quando tirò fuori dalla busta la scatola, non mi sembrava vero: Goldrake! Mamma mi aveva comprato il costume del robot più cazzuto del mondo! Cioè, io pensavo che il più forte fosse Geeg ma, cavolo!, Goldrake! Ufo Robot! Sitrasformainunrazzomissileconcircuitidimillevalvole! (la strofa sul mangiare libri di cibernetica non mi piaceva).

Iniziai a saltare! Goldrake! Goldrake! Uforobbò-Uforobbò!

Ma non era Uforobbò.

Era finito – disse- ti ho preso il pilota, ha la pistola!

Ero un po’ deluso. Goldrake sarebbe stato magnifico. Imponente. Grandioso. Invece ero il suo pilota. Però tutto sommato non mi era andata male: Il pilota di Goldrake, Actarus, era pur sempre un gran bel marcantonio, atletico, abile e coraggioso. In fondo era di lui che Venusia si innamorava, no?

Actarus, sarei stato Actarus! E a chi avesse sminuito il mio personaggio avrei ricordato che Goldrake, senza un pilota, sarebbe stato pericoloso come una Ford Transit gigante, e che alla fine era l’ingegno umano a farne un eroe, e che era l’uomo a imporre la propria volontà alla macchina senza anima, con sprezzo del pericolo, mettendo in gioco la propria vita e bla bla bla. Cioè, avevo sei anni, probabilmente avrei risposto “deficiente faccia di serpente”, ma adesso mi piace ricordarmi molto più loquace.

Actarus aveva un bel costume rosso, un casco, una splendida aquila di pelle nera sul petto e… non c’era l’aquila. E nemmeno il rosso. Non ero Actarus.

Adesso, prima di svelare di chi fosse il costume che mia madre aveva presumibilmente pagato un sacco di soldi, devo fare una premessa. Per chi non lo ricordasse, Goldrake  era un robottone fortissimo, detto Ufo Robot perché usciva da una specie di disco volante, che poi tornava alla base, mentre il prode Actarus a bordo di uno sfrecciante caccia da guerra, gli si infilava perfettamente nel cranio, prendendo il controllo del gigante metallico. Una vera legenda, Goldrake. Un grande, Actarus. Ma chi ero io?

alcor2

Alcor, in un momento tipico delle sue partecipazioni alla serie Goldrake

Alcor. Io ero Alcor. Nel cartone più esaltante della mia generazione, io non ero il robot, no. Quello era finito. Non ero nemmeno Actarus, il vero protagonista della serie, finito pure quello. Io ero Alcor, che stranamente non era finito. Chissà com’è gli altri bambini non avevano fatto la corsa ad accaparrarsi il suo costume.

Perché Alcor non se lo filava nessuno! Alcor, nel cartone, era quello che all’inizio della battaglia, riportava l’Ufo alla base! Un supereroe da riporto. Mai che lo avessi visto usare la pistola che, a giudicare dalla capigliatura, probabilmente era un potentissimo fon. Mai che avesse fatto qualcosa di diverso dal partecipare al dialogo:”Va via Alcor, qui è troppo pericoloso per te!” “Ok!”.

Alcor, non quello che lottava, nemmeno quello che guidava, ma quello che “lanciava i componenti”. L’unica puntata in cui aveva avuto un ruolo più centrale, era quando i Vegani lo avevano rapito, e Actarus aveva dovuto liberarlo.

Indossai il costume (non era brutto, in realtà) e mi preparai: quell’anno non feci altro che spiegare agli adulti che no, non ero Goldrake, nemmeno Mazinga. No, non guidavo il robot. Lanciavo i componenti. Sì, il mio era un ruolo importante. Certo, ammazza, per fortuna che c’ero io. Non si capiva come mai il cartone non si chiamasse Alcor e Uforobot!

Per i coetanei non ci fu nessun problema: tutti conoscevano Alcor (purtroppo), e stranamente la metà di loro quell’anno si travestì da Goldrake o Actarus: passavano ore a giocare ai combattimenti stellari ma mai senza avermi chiamato per due minuti, all’inizio, per farmi lanciare i componenti.

“Ora va, qui è troppo pericoloso per te!”

“Ok!”

[CONTINUA]

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