Se stiamo insieme ci sarà un perché

 

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La copertina di LSC Mag su cui è pubblicato questo editoriale

«Se stiamo insieme ci sarà un perché». Chissà se le parole della celebre canzone di Cocciante hanno fatto capolino nella testa dei tredici editori che si sono dimessi dall’AIE (Associazione Italiana Editori), in polemica con lo spostamento del Salone Internazionale del Libro da Torino a Milano.

Le difficoltà organizzative, finanziarie e giudiziarie nate a Torino, hanno infatti aperto le porte alla capitale economica d’Italia, sede dei principali editori italiani, che già dal 2012, con la nascita di BookCity, lasciava intuire l’ambizione di ospitare anch’essa un grande evento di promozione del libro.

Il motivo del contendere non è solo affettivo (anche se non manca questa componente fra chi vuol restare sotto la Mole): non si tratta di rimpiangere il Ninfeo di Villa Giulia, sfondo di tante immagini in bianco e nero in cui molti dei più grandi scrittori italiani del secondo Novecento si contendevano il premio Strega tra una tartina e un tacco che slittava sulla ghiaia, ambientazione oggi rimpiazzata da un più asettico e ordinato (e televisivo…) Auditorium.

La scelta di organizzare un salone del libro a Milano, quasi nelle stesse settimane in cui sarebbe previsto quello storico di Torino, di fatto mette a rischio la possibilità che questo prosegua il suo cammino. Di qui la fibrillazione di molti editori, incapaci di sostenere entrambi gli appuntamenti e spaventati dall’idea di perdere in Torino un appuntamento fondamentale per la propria strategia commerciale.

A creare la tempesta perfetta, il fatto che con la pistola fumante in mano sia l’AIE, che come si legge nella lettera dei dimissionari, «ha l’ambizione di rappresentare un’ampia parte del mercato editoriale italiano. Il […] 90%: forse facendo riferimento ai fatturati e non certo alla reale pluralità dei soggetti operanti nel settore».

Come era prevedibile, Torino ha opposto resistenza, con la nascita dell’associazione Amici del Salone del Libro. Nel nuovo organismo si sono radunati subito sessanta editori, molti dei quali iscritti anche all’AIE, ma la scelta di Torino ha raccolto consensi anche da parte di chi non ha formalmente aderito (vedi Feltrinelli). In attesa degli sviluppi, che prevedibilmente porteranno a due “saloncini”, la riflessione inevitabile è quale sia il soggetto che dovrebbe promuovere la lettura e se sia proprio questo il fine che intende perseguire. Assente dal dibattito il Centro per il libro e la lettura; la lettera degli editori dimissionari lascia chiaramente intendere come il peso economico di alcuni interlocutori riesca a indirizzare le scelte di organismi che dovrebbero essere terzi e avere a cuore principalmente la crescita del numero di lettori nel nostro paese.

Non è detto che un Salone di Milano (o come si chiamerà) non possa essere utile alla causa, ma, ancora una volta, senza nessuna sorpresa, gli interessi contrapposti dei grandissimi editori e di quelli più piccoli (ma non marginali: e/o, Sellerio, Laterza, Feltrinelli, minimum fax, Sur, add, Marcos y Marcos, Nottetempo, Nutrimenti e Voland tra i dissidenti) hanno allontanato il dibattito dal cuore del problema: la promozione del libro. Come denunciato da Laterza nel suo intervento al Circolo dei lettori di Torino in occasione della nascita della suddetta associazione, il tema non può che essere come si promuove la lettura, aspetto più importante del dove lo si fa. Obiettivo, quello di aumentare lettori (e vendite), che dovrebbe essere perseguito soprattutto dagli editori associati all’AIE. Stanno insieme anche per quello, nel caso se lo stessero domandando.

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