Premio “Potere alle storie”, i miei candidati

Moscato premio PASQuando mi hanno chiesto di far pare del Comitato di selezione del premio Potere alle Storie ne sono stato felice e onorato: felice perché questo premio nasce dall’omonimo festival letterario cui sono affezionato per aver partecipato negli ultimi due anni (con Guy Chiappaventi, Carlo Miccio e Luciana Mattei a parlare di calcio e narrazione nel 2017, con Pippo Civati per parlare del rapporto tra politica e cultura lo scorso anno); onorato perché nel comitato ci sono firme ben più autorevoli della mia che danno lustro all’iniziativa: tra gli altri Guy Chiappaventi, Flavia Perina e Filippo Rossi, per limitarmi a quelli che ho avuto il piacere di conoscere personalmente.

Il premio PAS intende promuovere racconti e storie capaci di offrire un punto di vista sulla nostra contemporaneità e prevede quattro categorie:

  • La migliore storia del 2019;
  • La narrazione che meglio di tutte ha saputo contribuire al rinnovamento dei linguaggi;
  • La migliore narrazione del 2019;
  • Il miglior narratore (storyteller) per efficacia e tecnica narrativa.

I membri del Comitato avrebbero potuto indicare fino a quattro candidati per ogni categoria, ma da parte mia ne ho segnalato uno solo per ognuna di esse, non ritenendo gli altri candidati competitivi rispetto a quelli scelti.

Ecco dunque le mie candidature per il premio PAS:

Migliore Storia:

Sulla mia pelle, di Alessio Cremonini

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Alessandro Borghi nella locandina del film

Il film ha avuto la capacità di spostare il dibattito dell’opinione pubblica su un fatto accaduto da anni, ponendo una lente di ingrandimento sul processo Cucchi e inducendo l’Arma dei Carabinieri a costituirsi parte civile, probabilmente incidendo anche sull’esito dello stesso.

Innovativo anche il media scelto, con una distribuzione nelle sale cinematografiche per un periodo di tempo limitatissimo, seguita dalla diffusione sul circuito on demand di Netflix e ad una miriade di proiezioni organizzate sul territorio, propedeutiche proprio al dibattito sui temi del film.

 

Rinnovamento Linguaggio:

Propaganda Live, di Diego Bianchi e Marco Makkox D’Ambrosio

Immagine

Diego “Zoro” Bianchi, Propaganda Live.

Una narrazione innovativa, cross-mediale, che spazia dalla televisione ai social network, utilizzando sia il linguaggio classico del racconto negli interventi di Marco Damilano, sia quello più informale ma documentatissimo degli interventi sul campo di Diego Bianchi, che con un personalissimo linguaggio e stile documentaristico, costruisce storie coerenti incentrate su fatti di cronaca o politica. A completare l’offerta di storytelling, Marco Damilano che riassume la cronaca politica della settimana e Gipi e Makkox, che portano in TV due mezzi narrativi, il cortometraggio e il fumetto, con un’efficacia mai avuta prima.

 

Migliore narrazione:

Cinzia, di Leo Ortolani

cinziaSe Rat-man rappresenta sicuramente la migliore espressione del fumetto italiano degli ultimi trent’anni, almeno per quanto riguarda quello cosiddetto “seriale”, con una complessità di trama e un intreccio che, unendo uno sfrenato umorismo ai canoni del fumetto supereroistico, di stampo Kirbyano, sono sviluppate con dovizia di particolari per circa venti anni, lo Spin Off Cinzia incarna un tentativo ancora più ambizioso.

In 230 pagine, ciniche ed esilaranti, Leo Ortolani utilizza il personaggio caricaturale del transessuale platinato per raccontare una storia fatta di diversità, accettazione, conflitto e riscatto, mettendo a alla berlina luoghi comuni e perbenismi, oppure utilizzandoli per suscitare ilarità e, talvolta, amarezza. Un racconto mai banale, che utilizza il fumetto e la comicità per raccontare vicende solitamente raccontate attraverso un registro drammaturgico o moraleggiante.  

 

Miglior Storyteller:

Matteo Salvini

salvini

Matteo Salvini al Papeete scrive una nuova pagine dello storytelling politico.

La narrazione, politica e non solo, dell’ultimo anno di vicende italiane, passa interamente o quasi attraverso la narrazione di Matteo Salvini. L’ex Ministro dell’Interno ha dettato l’agenda della politica, ispirato gli approfondimenti giornalistici, indirizzato i dibattiti dell’opinione pubblica, sui temi che lui solo ha voluto e saputo imporre. Innovativo anche il linguaggio: non solo la scelta del mezzo, i social network, ormai diffusa tra i rappresentanti politici, ma le parole d’ordine, il racconto della sua attività anche quando questa è oggettivamente ininfluente sulla vita dei suoi sostenitori, l’imposizione di nuovi stili, che pongono un Ministro alla stessa altezza dei suoi sostenitori anche visivamente, con il corpo nudo in spiaggia e il bicchiere pieno d’alcool in mano, segnano un punto di non ritorno nella narrazione politica, che dopo essere passata dalla narrazione attraverso i leaders a narrazione dei  leaders, compie l’ultimo passaggio a narrazione effettuata dai leaders stessi.  

Che ne pensate delle mie candidature? Ne avreste presentate altre? Fatemi sapere!

Nel frattempo, il programma completo di Potere alle Storie (Latina, 25/27 ottobre 2019) lo trovate qui.  Un programma ricco e ha un’unica pecca: ci sono anche io.

 

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