Ho intervistato Chat GPT su Liberi sulla Carta (e le risposte mi hanno sorpreso!)

Ho voluto fare un gioco.

Ho chiesto a Chat GPT alcune cose sulle quali penso di essere la persona più preparata al mondo: gli ho fatto un’intervista chiedendo notizie di Liberi sulla Carta. Non contento, gli ho chiesto di darmi informazioni sul suo direttore, cioè su di me.

La precisione delle risposte dell’Intelligenza Artificiale è alta, anche se qualche volta è un po’ ripetitiva, alcune informazioni sono parziali (per esempio non dice che LSC si è tenuta a Rieti nelle ultime edizioni e cita solamente la location precedente; oppure non cita Pippo Civati fra i politici che hanno partecipato al festival etc.), tuttavia nelle prime domande non ha fatto altro che riorganizzare (abbastanza arbitrariamente) le informazioni presenti in rete, dalle fonti più aggiornate (e infatti parla quasi esclusivamente degli ospiti dell’ultima edizione finché non gli chiedo di approfondire quelle precedenti).

Infine, ho sfidato l’AI: non gli ho chiesto di elencare e riorganizzare dati, ma di fare una valutazione, chiedendogli ad esempio l’orientamento politico del festival. Il risultato è stato sorprendente, e in qualche caso le risposte dell’Intelligenza Artificiale si sono dimostrate ben più centrate di quelle di qualche “Intelligenza Naturale”. Si tratta come detto solo di un gioco, io mi sono divertito, se volete valutare voi, leggete l’intervista di seguito.

INTERVISTA ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Io: conosci Liberi sulla Carta?

CGPT: Sì, Liberi sulla Carta è un festival letterario italiano dedicato ai libri e alla cultura indipendente. Nato nel 2009 a Farfa, una piccola frazione del comune di Fara in Sabina (Lazio), il festival si propone di dare spazio a editori indipendenti, autori emergenti e a nuove voci del panorama culturale italiano.

Durante il festival, che solitamente si svolge ogni anno a settembre, si tengono presentazioni di libri, dibattiti, incontri con autori, letture e laboratori. L’evento è caratterizzato da un’atmosfera accogliente e informale, dove scrittori e lettori possono interagire direttamente.

Un altro punto forte di Liberi sulla Carta è l’attenzione per i temi legati all’autoproduzione editoriale e alla cultura fuori dai circuiti mainstream. Il festival promuove una visione della letteratura come spazio di libertà e condivisione. Conosci l’evento o ci sei mai stato?

Io: Mai stato (ok, ho mentito ndr). Vorrei saperne di più sul suo direttore

CGPT: Il direttore artistico di Liberi sulla Carta è Fabrizio Moscato. Ha ricoperto questo ruolo per molti anni, guidando il festival dedicato all’editoria indipendente. Moscato è noto per il suo impegno nel promuovere la bibliodiversità e l’accesso libero agli spazi culturali. Sotto la sua direzione, Liberi sulla Carta si è affermato come un evento di riferimento per scrittori, editori e lettori, ospitando incontri, presentazioni e dibattiti con autori e artisti di rilievo​.

Io: ​E sai dirmi anche chi sono gli altri organizzatori?

CGPT: Oltre a Fabrizio Moscato, ci sono diversi altri organizzatori e collaboratori che hanno preso parte al festival Liberi sulla Carta. Tra questi, figurano Emiliana Avetti, Carola Cerritelli, Emanuele Loffa, Alessia Lupi, Francesco Martinelli, Chiara Scipioni e Chiara Pallocci (quest’ultima è stata l’ufficio stampa dell’edizione 2022 ndr). Questa squadra ha contribuito alla realizzazione delle edizioni del festival, portando avanti una programmazione variegata che includeva eventi letterari, presentazioni di libri e performance artistiche

Io: Sai dirmi qualcuno degli ospiti più importanti, e in che anno sono stati ospiti di Liberi sulla Carta?

CGPT: Liberi sulla Carta ha ospitato negli anni numerosi personaggi di rilievo della cultura, del giornalismo e dello spettacolo. Alcuni degli ospiti più importanti includono:

  • Stefano Fresi, attore e musicista, ha partecipato all’edizione 2022, accompagnato dalla Rieti Jazz Orchestra.
  • Michele Santoro, noto giornalista, è stato ospite sempre nel 2022, presentando il suo libro in un’intervista con Emiliano Grillotti.
  • Anna Foglietta, attrice, ha partecipato nello stesso anno presentando la sua interpretazione di La ferrovia sotterranea.
  • Paolo Rossi, comico e attore, ha partecipato nel 2022 con uno spettacolo di letture e improvvisazioni teatrali.
  • Paolo Nori, scrittore, ha presentato il suo libro Sanguina ancora nella stessa edizione​.

Questi sono solo alcuni esempi degli ospiti illustri che hanno animato il festival, che ogni anno riunisce figure di spicco del mondo culturale italiano.

Io: Il festival ha un orietamento politico?

CGPT: Liberi sulla Carta non ha un orientamento politico esplicito, ma è un festival che sostiene valori come la libertà di espressione, l’indipendenza editoriale e la promozione della cultura fuori dai circuiti mainstream. La sua missione principale è quella di dare visibilità a case editrici indipendenti e autori emergenti, creando uno spazio di confronto aperto su temi letterari e culturali.

L’evento promuove una vasta gamma di temi e prospettive, ospitando scrittori, giornalisti e personalità pubbliche con visioni diverse. Ad esempio, ha visto la partecipazione di figure come Michele Santoro, giornalista noto per il suo impegno sociale e politico, e Sergio Rizzo, giornalista che ha trattato temi di trasparenza e giustizia in Italia. Questi ospiti suggeriscono un’attenzione del festival verso temi di rilevanza civica e sociale, ma senza un’adesione esplicita a una linea politica unica​. Quindi, pur trattando argomenti di attualità e a volte anche di politica, l’approccio del festival rimane pluralista e aperto a differenti opinioni.

Io: ci sono mai stati politici ospitati a Liberi sulla Carta?

Liberi sulla Carta ha ospitato politici o figure legate al mondo politico, ma in un contesto culturale e non partitico. Ad esempio, Michele Santoro, noto giornalista e figura legata al dibattito politico italiano, è stato ospite nel 2022 per presentare il suo libro Non nel mio nome. Il libro tratta temi come il populismo e le contraddizioni della politica italiana, in un evento seguito da un ampio pubblico​. Inoltre, nel 2022, Sergio Rizzo, giornalista e scrittore, ha partecipato a una discussione sulla morte controversa di David Rossi, responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena​.

Questi esempi mostrano come Liberi sulla Carta sia aperto a discussioni di attualità politica, ma senza un orientamento politico dichiarato o l’ospitare esponenti politici in veste ufficiale di partito.

Io: cerca di indagare anche in edizioni diverse da quella che si è tenuta nel 2022 per rispondere alla domanda precedente

CGPT: Liberi sulla Carta non ha un orientamento politico esplicito, ma piuttosto si concentra sull’editoria indipendente e la promozione della “bibliodiversità.” Tuttavia, nel corso delle varie edizioni, alcuni ospiti provenienti dal mondo politico hanno partecipato. Ad esempio, Marco Pannella, storico leader del Partito Radicale, è stato ospite in una delle edizioni del festival. Questo riflette l’apertura del festival a personaggi pubblici di vario tipo, inclusi esponenti politici, sebbene il focus principale resti sulla cultura e l’editoria indipendente​

Altri personaggi di rilievo presenti nelle edizioni passate includono scrittori come Erri De Luca, Michela Murgia e Luis Sepúlveda, ma anche attori come Nanni Moretti, Giorgio Tirabassi, e Marco Giallini​. Questi ospiti dimostrano l’attenzione del festival verso un ampio ventaglio di temi, senza limitarsi a un’unica dimensione culturale o politica.

Io: perché dopo il 2022 non si è più tenuta Liberi sulla Carta?

CGPT: L’edizione 2023 di Liberi sulla Carta non si è tenuta a causa di problemi economici e logistici. Gli organizzatori hanno spiegato che non è stato possibile ottenere il sostegno finanziario necessario dai comuni di Rieti e Fara Sabina. Nonostante i tentativi di trovare alternative logistiche con l’amministrazione comunale di Rieti e il supporto di alcuni enti, come la Fondazione Varrone, le condizioni complessive non sono state ritenute sufficienti per organizzare il festival​.

Il direttore artistico Fabrizio Moscato ha espresso rammarico, sottolineando che il festival non poteva proseguire solo con le proprie forze senza un adeguato supporto economico esterno. La speranza degli organizzatori è che il festival possa tornare in futuro, ma la mancanza di fondi ha portato alla sospensione dell’edizione 2023​

Io: Oltre a Liberi sulla Carta, cos’altro fa Fabrizio Moscato?

CGPT: Oltre a essere direttore artistico di Liberi sulla Carta, Fabrizio Moscato è attivo anche in altri ambiti legati alla cultura e all’editoria. Ha collaborato con Radio Kaos Italy, una web radio romana, partecipando alla creazione di contenuti e programmi culturali (non è vero, sono stato più volte ospite ma non ho mai lavorato per RKI ndr). Inoltre, gestisce un blog personale, Prima Stesura, dove scrive principalmente di editoria, politica e attualità, ma anche di letteratura e altre tematiche di interesse pubblico. Moscato si dedica a progetti volti alla promozione della cultura e della lettura, spesso coinvolgendo attivamente il pubblico con iniziative di crowdfunding per sostenere eventi culturali indipendenti. Queste attività mostrano il suo impegno costante nell’ambito culturale, soprattutto nella promozione della lettura e delle realtà editoriali indipendenti.

Io: E’ attivo anche nella politica?

CGPT: Fabrizio Moscato sembra essere attivo principalmente nel campo della cultura, come direttore artistico del festival Liberi sulla Carta, e nella scrittura. Tuttavia, non si trovano indicazioni chiare che lo colleghino direttamente a un ruolo politico attivo, anche se occasionalmente esprime opinioni su temi politici e culturali tramite i suoi articoli. La sua attività è infatti centrata soprattutto sulla riflessione e sul commento politico, più che sulla partecipazione diretta. Moscato scrive di attualità e politica, esprimendo opinioni su eventi culturali e politici, come ad esempio la gestione dei teatri e le dinamiche di potere nel settore culturale, ma questo si inserisce in un contesto giornalistico e critico, piuttosto che in un coinvolgimento istituzionale diretto​.

Io: Quale futuro ha Liberi sulla Carta?

CGPT: Per quanto riguarda il futuro del festival, ci sono speranze che possa tornare. Nonostante l’annullamento dell’edizione 2023 a causa di difficoltà economiche e logistiche, gli organizzatori, tra cui Fabrizio Moscato, hanno espresso l’auspicio che si tratti solo di una pausa temporanea (non è vero ndr). La mancanza di sostegno economico da parte delle amministrazioni locali ha giocato un ruolo chiave nella sospensione, ma la risposta del pubblico e il valore che il festival ha acquisito nel tempo lasciano aperta la possibilità di una sua ripresa, se le condizioni dovessero migliorare​​.

La passione dei suoi organizzatori e il sostegno di chi crede nella cultura indipendente sono motivi per sperare che Liberi sulla Carta possa tornare a svolgersi in futuro.

Io: Ti ringrazio per la chiacchierata. Salutami producendo un’immagine che riassuma questo nostro confronto.

CGPT:

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Stato dell’Editoria in Italia 2024: dall’AIE segnali di crescita

Una buona notizia: il mondo del libro non sta ancora bene, ma migliora costantemente!

Il Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2024, appena presentato dall’Associazione Italiana Editori (AIE), offre una fotografia dettagliata e complessa di un settore che continua a mostrare segnali positivi, pur tra sfide economiche e sociali. Con una crescita del mercato del libro pari a +1,1% rispetto all’anno precedente e una spesa complessiva di quasi 3,5 miliardi di euro, il 2023 ha segnato un ulteriore consolidamento di un’industria in costante evoluzione, con un leggerissimo calo (0,1%) nei primi sei mesi del 2024.

Un dato particolarmente significativo, evidenziato dal presidente di AIE, Innocenzo Cipolletta, è l’aumento del numero di giovani lettori, che stanno giocando un ruolo chiave nella crescita del mercato librario. In un’epoca in cui si potrebbe pensare che il digitale abbia soppiantato il cartaceo, è invece sorprendente notare come il libro stampato mantenga la sua centralità. Benché e-book e audiolibri rappresentino una fetta del 13% del mercato, il cartaceo continua a prevalere nelle scelte dei lettori, segno di un attaccamento alla fisicità del libro che rimane forte e radicato, anche tra le nuove generazioni.

Dal rapporto emerge anche un altro dato: le librerie fisiche forse iniziano a godere delle iniziative legislative volte a tutelarle e sembrano recuperare il terreno perso durante la pandemia e raggiungono il 53,7% delle vendite (nel 2020 erano il 49.1%). Sempre forte anche se in leggero calo è l’online (41,7%), mentre segna il passo la grande distribuzione (4,6%).

Il 2024 porta anche un’altra importante tendenza: i libri di catalogo consolidano la loro presenza, con il 65% della spesa totale dei lettori dedicata a titoli già pubblicati negli anni precedenti. Di particolare rilievo è il fatto che il 38% di questi titoli risalga a prima del 2019, a dimostrazione di come i lettori continuino a trovare interesse in opere che vanno oltre le novità. Questo fenomeno evidenzia un cambiamento nella domanda di lettura, che sembra orientarsi verso una riscoperta del patrimonio editoriale piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulle uscite recenti (come provocatoriamente avevo auspicato su LSC MAG ben prima della pandemia).

Una curiosità: tra i dieci autori e autrici più venduti in Italia c’è un solo straniero, lo svizzero Joël Dicker, che però svetta al primo posto.

Nonostante i segnali incoraggianti, il Presidente dell’AIE invita a frenare l’ottimismo e chiede un intervento normativo organico di promozione della lettura; in effeti, il Rapporto AIE ci ricorda che l’Italia rimane undicesima in Europa per percentuale di lettori, e i tassi di crescita sono ancora modesti. La lettura è un’attività fondamentale per la crescita culturale e sociale del Paese, ma specie in alcune zone dello stivale permangono difficoltà legate all’abbandono scolastico e alla scarsa partecipazione all’istruzione superiore, con una conseguente fragilità nelle competenze di comprensione del testo. Questi fattori limitano il pieno sviluppo del mercato editoriale e rappresentano una sfida urgente da affrontare.

Proprio in quest’ottica, appare cruciale promuovere la lettura in modo capillare, specialmente nelle aree più periferiche e meno servite. Le diseguaglianze territoriali, particolarmente forti tra il Nord e il Sud del Paese, ma anche tra le realtà metropolitane e le aree interne, rischiano di ampliare il divario nell’accesso alla cultura e alla lettura. È importante che le politiche pubbliche, oltre a supportare l’editoria, siano orientate a incentivare il diritto allo studio e a ridurre le disparità economiche e sociali, per garantire a tutti, indipendentemente dal luogo in cui vivono, la possibilità di accedere ai libri e alla conoscenza.

In un mondo sempre più complesso, dove l’informazione è frammentata e a volte confusa, il libro rimane uno strumento insostituibile per formare una coscienza critica e per coltivare la curiosità intellettuale. Sebbene la lettura quale strumento di emancipazione sia generalmente sopravvalutata, continuo a pensare che sostenere la sua promozione, in ogni sua forma, significhi investire sul futuro del Paese, rendendolo più ricco non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale e sociale.

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Il tesserino rosso

Guardo il tesserino rosso che ho al collo da giorni, è la prima volta che ne ho uno così.
Non c’è nemmeno bisogno di mostrarlo, i commessi mi lasciano passare dopo uno sguardo, una cosa che mi fa sentire più importante di quanto sono.
Il Transatlantico non è mai stato così pieno, o perlomeno io non l’avevo mai visto così. Dal primo ingresso a Montecitorio mi aveva incuriosito quel nome, la grande area che costeggiava l’ingresso alla Camera dei deputati mi era sempre sembrata qualcosa di vuoto, appena animata dai pochi che parlottavano a mezza bocca o da quelli appena più rumorosi che si assiepavano alla bouvette.
Lo scrutavo dal confine, la striatura verde sul tesserino precedente mi impediva di attraversarne l’uscio, e mai, guardandolo, avevo pensato a un transatlantico. Il ventre di una balena pigra, questo mi sembrava quell’enorme hangar con le tende bordeaux, gli stucchi, le felci, i giornali abbandonati e le poltrone in pelle, quasi sempre vuote.
Oggi è diverso. Ci sono centinaia di persone, un brusio e un’eccitazione nell’aria che non avevo mai sentito. C’è la stampa, i volti più noti, che cercano notizie come l’ultimo cronista di provincia. Ci sono i leader che si fanno vedere più spesso in TV che in Parlamento e, soprattutto, ci sono le voci. Mi aggiro indisturbato tra i nugoli di uomini incravattati e di donne elegantissime cercando di coglierne qualcuna.
Arrivano generose, le voci, nessuno nasconde nulla, tutti cercano notizie fingendo di saperne più di quanto sanno, ognuno pensa che l’altro possa rivelare chissà cosa. Marini non ce l’ha fatta, Prodi incredibilmente nemmeno, e contare sulle dita i nomi di chi siano stati quelli che hanno affossato il Professore sembra essere il rompicapo più gettonato. Quando qualcuno chiede la mia opinione un po’ mi lusinga e parecchio mi spaventa: vorrei dire ciò che penso, ma mi rifugio in un “non saprei” e l’attenzione degli interlocutori si sposta subito altrove. Un po’ mi dispiace, ma tiro un sospiro di sollievo, chiedendomi quale alchimia mi abbia trasformato in questi giorni da strumento tecnico senza nome a persona di cui conta il parere, persino in una circostanza importante come la scelta del Presidente.
C’è un nome che torna dal primo giorno: Rodotà. I nuovi arrivati lo ripetono come un mantra. Tra le voci dei giorni precedenti avevo colto quella di uno di loro, il più famoso, quello più a suo agio in TV, che era fermo nel respingere l’offerta di un giovane collega brianzolo della maggioranza: “Voi votate Prodi, lui dà l’incarico a Rodotà e facciamo insieme le riforme”.
Mi era sembrata una notizia enorme, invece la sera nessun rilievo nei TG, come per la stragrande maggioranza delle ipotesi che avevo sentito. Qui ci sono quelli bravi e sanno distinguere una voce da una notizia, avevo pensato.
Adesso però c’è lo stallo. I volti eccitati dei primi giorni sono via via più increduli, si direbbero preoccupati. Sembrano bambini che non hanno fatto i compiti. Quando mi capita di incrociare lo sguardo con qualcuno che conosco, deputato o collega, ne ricevo sempre un assenso serioso, come a dire: adesso la dobbiamo risolvere.
Poi all’improvviso, per un paio d’ore a metà giornata, il clima si distende. Non capisco perché, non c’è aria d’accordo, non c’è aria di intesa, ma solo di attesa.
Le voci non circolano più, e se lo fanno è sui display dei telefoni o all’interno dell’aula, dove nemmeno un tesserino rosso può entrare. Finché i telefoni iniziano a suonare.
Prima quelli dei parlamentari, poi quelli dei giornalisti. Il mio tace, forse lui non sa che ho anche io un tesserino rosso. Gli inviati dei TG si agitano, si mettono a chiamare anche loro, i cameramen che li scortano puntano gli obiettivi come plotoni di esecuzione che attendono l’ordine.
Sento una grossa risata, è un vecchio senatore campano, dell’opposizione.
Aguzzo le orecchie, cerco i colleghi che conosco, la prima che vedo è una bella ragazza che corre verso la sala stampa. La chiamo per nome, si gira e, senza farmi dire altro né fermare la corsa, mi dice: “Napolitano!”
Non capisco, Napolitano è il presidente uscente, qui bisogna scegliere quello nuovo.
Mi fanno male i piedi, avrò fatto chilometri nel Transatlantico, vorrei sedermi ma i divanetti in questa situazione è bene lasciarli a quelli che del tesserino rosso non hanno nemmeno bisogno.
Mi guardo intorno e c’è sorpresa, ma anche sollievo, come se finalmente si fosse trovata la soluzione a un rebus. Qualcuno sorride senza allegria, il bambino non ha fatto i compiti ma forse la maestra ha rimandato l’interrogazione.
Un brusio crescente si alza, ognuno corre al suo posto, la pancia della balena ora sembra un alveare, o forse davvero il ponte di un transatlantico, non lo so perché su un transatlantico non ci sono mai stato. Mi viene da ridere se guardo dove sono e penso che la prima immagine che mi evoca quella parola è il Titanic.
Napolitano. Napolitano… Napolitano!
Guardo il tesserino rosso, mi chiedo se lo utilizzerò ancora.

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Senza Parole / 17

Per il Ministro della cultura Sangiuliano, Cristoforo Colombo voleva circumnavigare il globo basandosi sulle teorie di Galileo Galilei, che però nacque dopo 70 anni.

Maturità, e poi? Quante incognite per il futuro dei diplomandi. Ne ho scritto per Left

Come ogni anno in questo periodo arrivano per migliaia di studenti gli esami di maturità.

Per tutti loro si chiude un importante ciclo di studi e di vita, ma poi? Il contesto sociale, culturale ed economico, quanto indirizza i percorsi dei neo maturandi? E la scuola è un valido aiuto?

Ne ho scritto per Left, che ringrazio.

(Qui invece, il ricordo del mio personale, drammatico, esame orale)

L’intervista di Amadeus a John Travolta mai andata in onda a Sanremo

Amadeus: Grazie John, grazie per essere qui al Festival di Sanremo!

John Travolta: Grazie a te, grazie a voi per avermi invitato, è sempre un piacere venire in Italia, è un Paese bellissimo.

A: Questo è il festival della canzone italiana, che rapporto hai con l’Italia? E la sua musica? Conoscevi il festival di Sanremo? Ascolti musica italiana?

JT: Oh, sì. Da cinque anni in USA non si parla d’altro! (pubblico ride). Tutti si chiedono chi sarà il nuovo Presidente e chi sarà il nuovo conduttore di Sanremo! Forse torna Trump, forse torna Pippo Baudo? (pubblico ride). Seriamente, amo la musica italiana, l’italiano è la lingua della lirica, Nessun dorma di Luciano Pavarotti, adoro! Ma anche Bocelli, o Volare! Se penso al canto, alla musica, penso all’Italia.

A: La musica ha sempre avuto un ruolo importante nella tua carriera, indissolubilmente legata ad alcuni brani come Staying Alive, Grease o You Never Can Tell, che ballavi con Uma Thurman in una scena iconica in Pulp Fiction. Nella tua vita quanto conta la musica?

JT: Oh, veramente tanto! Non dimentico mai che dentro di me sono principalmente un ballerino, prima di essere un attore sono uno che ama muoversi a tempo di musica. Non vado molto ai concerti, ma non potrei vivere senza la musica, che unisce le persone, le generazioni, i Paesi: io sono americano e sono qui in Italia, dove tante persone conoscono Stayng Alive, cantata in una lingua diversa e in anni in cui molti degli artisti che sono qui, non erano nemmeno nati. Questa è la magia dell’arte, la magia della musica, unire ciò che è ancora troppo diviso. Il mondo ha bisogno di unione, e di musica! (parte la colonna sonora di Staying Alive, lui accenna un passo, lo fa anche tutto il pubblico esortato da Amadeus)

A: Davvero un pezzo indimenticabile del cinema e della musica, un personaggio, quello di Tony Manero, che è ormai nell’immaginario collettivo da mezzo secolo. Ecco, con La febbre del sabato sera interpretavi un giovane della fine degli anni ’70, la tua generazione, mentre in Grease davi vita a ragazzi della generazione precedente. Ultimamente con tua figlia Ella hai ballato proprio Grease, al Superbowl (vediamo le immagini), un video che ha milioni di visualizzazioni su tik tok, che oggi contribuisce a creare l’immaginario quanto il cinema o la TV facevano una volta. Che differenze trovi tra i ragazzi di oggi, la generazione di Tik Tok e di Ella, e quelli del passato?

JT: Devo dirtelo; nessuna differenza. C’è nei giovani una grande passione. Ella ha ereditato la mia per il ballo, ma vediamo come i giovani in tutto il mondo hanno energia e la spendono per quello che credono: l’arte, l’ambiente, la pace, qualsiasi sia il loro percorso, hanno forza e passione. Forse dovremmo cercare di ricordarlo, non dire sempre “ai miei tempi era meglio” ma capire che era meglio perché avevamo quella passione, e cercare di ritrovarla. Come quella che c’è qui, per la musica, per i fiori, per quello che riteniamo bello e ci fa stare bene. No, non c’è nessuna differenza.

A: Grazie John, quello che dici è moto bello. La passione è importante, so che tu ne hai una particolare… (ammicca)

JT: A cosa ti riferisci? (Fa la faccia sospettosa e preoccupata, il pubblico ride)

A: Agli aerei! So che ti piace volare.

JT: Ah QUELLA passione! (sospiro di sollievo plateale, nuove risate del pubblico) Credevo avessi indagato di più! Comunque sì, adoro gli aerei, mi piace volare, ho il brevetto da tanti anni e stare così in alto mi fa stare bene. Non so spiegartelo, ma è come se avessi bisogno di salire per vedere tutto più chiaramente. Adoro il volo, è libertà.

A: Il volo in qualche modo ti permette di isolarti, tu che sei una star internazionale e immagino sarai sempre circondato dall’attenzione degli altri.

JT: È così. Non fraintendermi, adoro il mio lavoro, adoro il pubblico, vivo per stare tra la gente. Ma a volte è importante avere uno spazio in cui sei solo con te stesso, le nuvole non ti fotografano, non ti fanno domande, non sanno chi sia Johnn Travolta. Nella vita ho condiviso i momenti belli con il pubblico, ma ci sono momenti difficili in cui ti salvi solo se riesci a stare con te stesso (l’attore ha perso la moglie e un figlia ndr). Anche così forse ho potuto superare momenti di solitudine come quelli avuti nella pandemia, cercando di trovare nella solitudine le risposte alle domande che tutti noi ci facevamo in qual momento difficile, per fortuna oggi superato.

A: E come ha detto stasera il Maestro Allevi, ritrovare noi stessi, le cose importanti, anche la musica, può permetterci di dare un senso anche al dolore.

JT: È assolutamente così! Viva la musica, viva Sanremo! (Applausi)

A: Grazie John, davvero! Lì c’è Fiorello, vuoi fare il ballo del qua qua con un cappello da papera?

JT: No grazie.

A: Ok, salutiamo il grande John Travolta, e  a più tardi con il dodicesimo cantante in gara.

Amadeus e John travolta al Festival di Sanremo (Foto Bestmovie.it)

NB: Le risposte di John Travolta sono tratte, più o meno, da interviste rilasciate in passato. Alcuni passaggi sono inventati e i siparietti su Sanremo sono scritti con la stessa (scarsa) originalità che avrebbe avuto un autore del festival (Si veda Amadeus che si stupisce per ogni cosa che avviene sul palco, credibile come un Babbo Natale da centro commerciale). Ne risulta un’intervista tutto sommato breve, banale, non particolarmente accurata, che avrebbe richiesto un paio d’ore di sforzo a un autore mediocre: sarebbe stata migliore dell’umiliante teatrino andato in onda? Sì.

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Le nomine al Teatro di Roma e la spartizione della cultura

Per capire perché sulla nomina di Luca Di Fusco a direttore generale del Teatro di Roma siano volati gli stracci tra le Istituzioni e sia nata una protesta che ha coinvolto anche molti attori e registi (Elio Germano, Vinicio Marchionne, Matteo Garrone per ricordarne alcuni), bisogna fare un piccolo passo indietro che contestualizzi la scelta del Ministero e della Regione Lazio.

Esattamente dieci anni fa, nel 2014, Luca Barbareschi, attore e produttore, nonché ex deputato del centrodestra, acquista il Teatro Eliseo.
Dagli articoli che si trovano in rete l’operazione è costata tra i quattro e i (più  credibilmente) sette milioni di euro.
Negli anni la gestione di questo teatro ha messo a rischio la continuità della sua programmazione, richiedendo “salvataggi” ad opera di corposi innesti di soldi pubblici (due milioni nel 2017 anche dal governo di centrosinistra), tanto che nel 2022 l’On. Barbareschi mette in vendita il Teatro. La cifra richiesta è di 24 milioni di euro, non certo un affare: infatti non arrivano offerte.

A dicembre 2023 la Regione Lazio del presidente Rocca ritiene però che non ci sia modo migliore di spendere quei soldi e prova ad acquistare il Teatro Eliseo per l’iperbolica cifra richiesta da Barbareschi, che ne vorrebbe, stando alle dichiarazioni, mantenere la direzione artistica.
L’operazione non va in porto, perché l’opposizione in Consiglio Regionale solleva proteste tante e tali, che pure qualcuno a destra probabilmente si vergogna e quei soldi vengono destinati ad altre iniziative culturali nelle aree periferiche della Regione, pur prevedendo il nuovo emendamento comunque dei fondi a favore del Teatro di Luca Barbareschi.


Nel frattempo a Roma nel maggio 2023 era nata la Fondazione Teatro di Roma, con l’intento di proseguire la funzione della omonima associazione e che oltre a gestire il Teatro Argentina, secondo la volontà del Comune di Roma che ne ha promosso la costituzione, dovrebbe gestire anche il Teatro Valle, che verrebbe quindi restituito alla cittadinanza dopo anni in cui all’esperienza dell’occupazione che ha portato su quel palco molti dei migliori artisti italiani, è seguito uno sgombero e una chiusura. Due teatri che appartengono al Comune di Roma, vale la pena specificare.

Dopo la bocciatura dell’acquisto dell’Eliseo da parte della Regione, succede nel giro di pochi giorni, una cosa inaspettata: i consiglieri d’amministrazione della Fondazione indicati dalla Regione Lazio e dal Ministro Sangiuliano (sono tre in totale, contro i due nominati da Comune di Roma) scelgono Luca De Fusco quale Direttore Generale del teatro di Roma, riconoscendogli uno stipendio più che raddoppiato rispetto a quanto dallo stesso percepito allo Stabile di Catania per lo stesso ruolo.
Il Comune di Roma contesta la scelta nel merito (Gualtieri voleva un manager e non un regista) e nel metodo: la destra ha votato un nome in assenza dei consiglieri del Comune, e senza alcuna concertazione con l’Ente che di fatto ha immaginato la costituzione della Fondazione quale strumento per la realizzazione delle proprie politiche culturali.
Attori, registi, lavoratori dello spettacolo e dipendenti del teatro sono contrari a una nomina che non veda la partecipazione del Comune (questo al di là del valore del prescelto, che non è il tema in questione) ma la premier Meloni, quella che ha un cognato Ministro del suo Governo e la sorella dirigente del suo partito, commenta così: “È finito il tempo dell’amichettismo di sinistra”.

Ora, io non è che sia bravo a predire il futuro, ma secondo voi, nel caso l’assetto del management di Teatro di Roma non cambi, a qualcuno verrà in mente di fare entrare nella gestione della fondazione anche il Teatro Eliseo?

Mi gira in testa questa idea, insieme a una considerazione un po’ bislacca: quella che la cultura si debba produrre, diffondere, e non spartire.

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Senza Parole / 15

La sentenza della Corte di Cassazione sulla punibilità del saluto fascista dopo la commemorazione di Acca Larenzia.

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Senza parole / 14

Giorgia Meloni e Gennaro Sangiuliano (Foto Adnkronos)

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