La rivista online Lanternaweb e l’Associazione Lapaginabianca.docx mi hanno chiesto di fare due chiacchiere su Liberi sulla Carta dopo la sua rinascita a Roma.
L’ho fatto volentieri con il direttore Alessandro Verrelli e Aurora Cino.
Adesso che conosciamo la “dozzina”, può ricominciare il rituale: ogni anno, tra fine primavera e inizio estate, la letteratura italiana si accende di riflettori, sussurri, polemiche e scommesse. Succede sempre quando arriva il momento del Premio Strega, il più noto e ambìto riconoscimento letterario italiano. Io lo seguo da sempre, con un misto di passione, curiosità e – lo ammetto – una punta di ironico affetto per tutto quel mondo che gli muove intorno.
Qualcuno, parlando del premio, lo ha definito una sorta di Festival di Sanremo della letteratura italiana. O forse sarebbe più corretto dire dell’editoria italiana. Si tratta di una definizione ingenerosa, ma in fondo lo Strega è anche questo: non solo una celebrazione dell’eccellenza narrativa, ma anche un grande palcoscenico dove si intrecciano gusti, poteri editoriali, strategie, simpatie e risentimenti. È l’Italia che legge e che si racconta, nel bene e nel male.
Premio Strega: un po’ di storia
Il Premio nasce nel 1947, da un’idea di Maria Bellonci, con il sostegno del marito Goffredo e il contributo della famiglia Alberti, produttrice del celebre liquore Strega, che dà il nome al premio. Il primo vincitore fu Ennio Flaiano con Tempo di uccidere. Da allora, lo Strega ha premiato alcuni dei più grandi scrittori italiani: Cesare Pavese, Corrado Alvaro, Elsa Morante, Alberto Moravia, Mario Soldati, Giorgio Bassani, Dino Buzzati, Carlo Cassola, Natalìa Ginzburg, Anna Maria Ortese, Primo Levi, Umberto Eco, Antonio Tabucchi, Claudio Magris, Giuseppe Berto, fino ai più recenti protagonisti delle librerie, da Niccolò Ammaniti aPaolo Giordano, da Sandro Veronesi (due volte) ad Antonio Scurati (me ne dimentico almeno una dozzina meritevoli di menzione).
A guidare il premio nel corso degli anni, figure centrali della cultura italiana. Oltre alla fondatrice Maria Bellonci, non si possono non citare Anna Maria Rimoaldi, che dopo la morte della Bellonci ne raccolse l’eredità con rigore e passione, o Tullio De Mauro, illustre linguista e intellettuale, che per anni fu presidente della Fondazione Bellonci. Da diversi anni, il testimone è passato al direttore Stefano Petrocchi, che ha saputo rinnovare il Premio, mantenendone però lo spirito originario.
Lo Strega si trasforma: le innovazioni dell’era Petrocchi
Stefano Petrocchi e Nicola Lagioia, vincitore del premio Strega 2015, a Liberi sulla Carta
Immagino che se leggesse “era Petrocchi” probabilmente il direttore si metterebbe a ridere, ma al di là della definizione è indubbio che, sotto la direzione di Stefano Petrocchi, lo Strega abbia conosciuto una vera stagione di riforme. Nel 2014 è nato lo Strega Giovani, che premia il libro della dozzina più votato da centinaia di studenti delle scuole superiori italiane e delle scuole italiane all’estero. Sempre del 2014 è l’istituzione dello Strega Europeo, che premia autori stranieri vincitori di un rilevante premio nel Paese d’origine. Nel 2023 è arrivato lo Strega Poesia, e nel 2025, ultima novità in ordine di tempo, anche lo Strega Saggistica, a conferma di una volontà precisa: allargare il campo, moltiplicare gli sguardi.
Sempre in questi ultimi anni sono state introdotte regole a tutela dell’editoria indipendente: una norma garantisce che almeno un libro pubblicato da una casa editrice non appartenente ai grandi gruppi abbia un posto nella cinquina finale o, in caso contrario, venga ripescato: un passo importante per equilibrare un premio spesso percepito come dominato dai colossi editoriali.
Un’altra delle ultime novità è stata la possibilità per ogni singolo Amico della domenica di segnalare un libro (prima ne servivano almeno due): questa modifica del regolamento ha reso più facile partecipare alla prima fase della selezione, per cui ora sono molti di più i libri che non entrano nella dozzina, ma allo stesso tempo godono comunque di una accresciuta visibilità in virtù della partecipazione.
Il premio Strega e le polemiche (immancabili)
Perché sì, diciamolo: il Premio Strega è anche questo. Polemiche, discussioni, rivalità editoriali. Le cronache sono ricche di edizioni travagliate. Indimenticabile quella del 1952, con Gadda che non riconosceva la vittoria del rivale Moravia. O ancora nel 1953, quando il libro più votato, Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, fu aspramente osteggiato da molti scrittori legati al PCI, in particolare Pasolini e Moravia.
Pasolini stesso non ha avuto particolare confidenza con il premio Strega, cui ha partecipato con Ragazzi di vita e con una Una vita violenta senza riuscire ad aggiudicarsi il premio, dal quale si è anche ritirato nel 1968, in aperta polemica con un riconoscimento “completamente e irreparabilmente nelle mani dell’arbitrio neocapitalistico” (In nome della Cultura mi ritiro dallo Strega, di Pier Paolo Pasolini, su “Il Giorno” del 24 giugno 1968). In anni più recenti hanno fatto discutere le due sconfitte al fotofinsish di Antonio Scurati, nel 2009 contro Tiziano Scarpa con Stabat Mater e nel 2014 contro Antonio Piccolo con Il desiderio di essere come tutti.
Ma nonostante tutto, o forse proprio per tutto questo, lo Strega continua a contare. È il premio che più di ogni altro riesce a incidere sul destino di un libro. Come scrive The Book Advisor, vincerlo significa entrare in “un’altra dimensione”: vendere migliaia di copie in più, avere una visibilità mediatica impensabile per qualunque altro riconoscimento italiano. È una consacrazione, ma anche un punto di svolta.
La premiazione a Villa Giulia, e non solo
Il cuore del Premio è la serata finale a Villa Giulia, Roma, tra alberi e statue neoclassiche, con il palco tra le colonne e i voti letti in diretta. Lì si respirano tensione e mondanità, letteratura e strategia: ogni volta è un rito.
Non tutte le edizioni, però, si sono svolte a Villa Giulia. Nel 2016 l’organizzazione scelse l’Auditorium Parco della Musica quale sede della premiazione, ma in molti sostennero che l’anima del premio restasse lì, tra i giardini e i marmi di Villa Giulia, dove è puntualmente tornato.
Qualche volta mi è capitato con piacere di partecipare alle serate conclusive del premio: quello che successe nel 2010, quando vinse Antonio Pennacchi con Canale Mussolini, è ancora uno degli aneddoti che mi piace più ricordare: a scrutinio aperto, quando ormai i voti erano praticamente tutti contati, avendo seguito le operazioni mi resi conto, come altri, che Pennacchi avrebbe vinto. Lo dissi ad alcuni amici di Latina, che di quel libro avevano seguito la genesi e che facevano il tifo dalla TV. Poi mi avvicinai al tavolo dello scrittore (che successivamente incontrai tante volte, ma che allora non conoscevo affatto) e dissi ad alta voce: “Antonio, hai vinto tu!” Lui mi guardò di traverso fece un gesto per allontanare la malasorte, e poi tornò a fissare la lavagna con i numeri. Poco dopo arrivò l’annuncio ufficiale: per fortuna non mi ero sbagliato, altrimenti non so come l’avrebbe presa Pennacchi!
Un premio che somiglia all’Italia
Lo Strega mescola l’alto e il basso, la letteratura pura e le dinamiche editoriali più spietate, la poesia e la diplomazia, il talento e il calcolo. E se non è proprio così, è comunque così che ci piace raccontarlo, perché in fondo è anche il racconto dello Strega che rende così unico lo Strega.
È, a vederla bene, un premio che somiglia incredibilmente al nostro Paese: imperfetto, ma vitale; criticato, ma imprescindibile.
Io continuerò a seguirlo, come faccio da anni. A volte con entusiasmo, altre con scetticismo, ma sempre con curiosità e rispetto. Perché dietro ogni edizione dello Strega si nasconde un racconto più grande, quello della letteratura italiana contemporanea e della sua rappresentazione, non sempre fedele ma spesso vitale, col suo eterno bisogno di farsi ascoltare.
O almeno premiare.
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Ho chiesto a Chat GPT alcune cose sulle quali penso di essere la persona più preparata al mondo: gli ho fatto un’intervista chiedendo notizie di Liberi sulla Carta. Non contento, gli ho chiesto di darmi informazioni sul suo direttore, cioè su di me.
La precisione delle risposte dell’Intelligenza Artificiale è alta, anche se qualche volta è un po’ ripetitiva, alcune informazioni sono parziali (per esempio non dice che LSC si è tenuta a Rieti nelle ultime edizioni e cita solamente la location precedente; oppure non cita Pippo Civati fra i politici che hanno partecipato al festival etc.), tuttavia nelle prime domande non ha fatto altro che riorganizzare (abbastanza arbitrariamente) le informazioni presenti in rete, dalle fonti più aggiornate (e infatti parla quasi esclusivamente degli ospiti dell’ultima edizione finché non gli chiedo di approfondire quelle precedenti).
Infine, ho sfidato l’AI: non gli ho chiesto di elencare e riorganizzare dati, ma di fare una valutazione, chiedendogli ad esempio l’orientamento politico del festival. Il risultato è stato sorprendente, e in qualche caso le risposte dell’Intelligenza Artificiale si sono dimostrate ben più centrate di quelle di qualche “Intelligenza Naturale”. Si tratta come detto solo di un gioco, io mi sono divertito, se volete valutare voi, leggete l’intervista di seguito.
INTERVISTA ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Io: conosci Liberi sulla Carta?
CGPT: Sì, Liberi sulla Carta è un festival letterario italiano dedicato ai libri e alla cultura indipendente. Nato nel 2009 a Farfa, una piccola frazione del comune di Fara in Sabina (Lazio), il festival si propone di dare spazio a editori indipendenti, autori emergenti e a nuove voci del panorama culturale italiano.
Durante il festival, che solitamente si svolge ogni anno a settembre, si tengono presentazioni di libri, dibattiti, incontri con autori, letture e laboratori. L’evento è caratterizzato da un’atmosfera accogliente e informale, dove scrittori e lettori possono interagire direttamente.
Un altro punto forte di Liberi sulla Carta è l’attenzione per i temi legati all’autoproduzione editoriale e alla cultura fuori dai circuiti mainstream. Il festival promuove una visione della letteratura come spazio di libertà e condivisione. Conosci l’evento o ci sei mai stato?
Io: Mai stato (ok, ho mentito ndr). Vorrei saperne di più sul suo direttore
CGPT: Il direttore artistico di Liberi sulla Carta è Fabrizio Moscato. Ha ricoperto questo ruolo per molti anni, guidando il festival dedicato all’editoria indipendente. Moscato è noto per il suo impegno nel promuovere la bibliodiversità e l’accesso libero agli spazi culturali. Sotto la sua direzione, Liberi sulla Carta si è affermato come un evento di riferimento per scrittori, editori e lettori, ospitando incontri, presentazioni e dibattiti con autori e artisti di rilievo.
Io: E sai dirmi anche chi sono gli altri organizzatori?
CGPT: Oltre a Fabrizio Moscato, ci sono diversi altri organizzatori e collaboratori che hanno preso parte al festival Liberi sulla Carta. Tra questi, figurano Emiliana Avetti, Carola Cerritelli, Emanuele Loffa, Alessia Lupi, Francesco Martinelli, Chiara Scipioni e Chiara Pallocci (quest’ultima è stata l’ufficio stampa dell’edizione 2022 ndr). Questa squadra ha contribuito alla realizzazione delle edizioni del festival, portando avanti una programmazione variegata che includeva eventi letterari, presentazioni di libri e performance artistiche
Io: Sai dirmi qualcuno degli ospiti più importanti, e in che anno sono stati ospiti di Liberi sulla Carta?
CGPT: Liberi sulla Carta ha ospitato negli anni numerosi personaggi di rilievo della cultura, del giornalismo e dello spettacolo. Alcuni degli ospiti più importanti includono:
Stefano Fresi, attore e musicista, ha partecipato all’edizione 2022, accompagnato dalla Rieti Jazz Orchestra.
Michele Santoro, noto giornalista, è stato ospite sempre nel 2022, presentando il suo libro in un’intervista con Emiliano Grillotti.
Anna Foglietta, attrice, ha partecipato nello stesso anno presentando la sua interpretazione di La ferrovia sotterranea.
Paolo Rossi, comico e attore, ha partecipato nel 2022 con uno spettacolo di letture e improvvisazioni teatrali.
Paolo Nori, scrittore, ha presentato il suo libro Sanguina ancora nella stessa edizione.
Questi sono solo alcuni esempi degli ospiti illustri che hanno animato il festival, che ogni anno riunisce figure di spicco del mondo culturale italiano.
Io: Il festival ha un orietamento politico?
CGPT: Liberi sulla Carta non ha un orientamento politico esplicito, ma è un festival che sostiene valori come la libertà di espressione, l’indipendenza editoriale e la promozione della cultura fuori dai circuiti mainstream. La sua missione principale è quella di dare visibilità a case editrici indipendenti e autori emergenti, creando uno spazio di confronto aperto su temi letterari e culturali.
L’evento promuove una vasta gamma di temi e prospettive, ospitando scrittori, giornalisti e personalità pubbliche con visioni diverse. Ad esempio, ha visto la partecipazione di figure come Michele Santoro, giornalista noto per il suo impegno sociale e politico, e Sergio Rizzo, giornalista che ha trattato temi di trasparenza e giustizia in Italia. Questi ospiti suggeriscono un’attenzione del festival verso temi di rilevanza civica e sociale, ma senza un’adesione esplicita a una linea politica unica. Quindi, pur trattando argomenti di attualità e a volte anche di politica, l’approccio del festival rimane pluralista e aperto a differenti opinioni.
Io: ci sono mai stati politici ospitati a Liberi sulla Carta?
Liberi sulla Carta ha ospitato politici o figure legate al mondo politico, ma in un contesto culturale e non partitico. Ad esempio, Michele Santoro, noto giornalista e figura legata al dibattito politico italiano, è stato ospite nel 2022 per presentare il suo libro Non nel mio nome. Il libro tratta temi come il populismo e le contraddizioni della politica italiana, in un evento seguito da un ampio pubblico. Inoltre, nel 2022, Sergio Rizzo, giornalista e scrittore, ha partecipato a una discussione sulla morte controversa di David Rossi, responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena.
Questi esempi mostrano come Liberi sulla Carta sia aperto a discussioni di attualità politica, ma senza un orientamento politico dichiarato o l’ospitare esponenti politici in veste ufficiale di partito.
Io: cerca di indagare anche in edizioni diverse da quella che si è tenuta nel 2022 per rispondere alla domanda precedente
CGPT: Liberi sulla Carta non ha un orientamento politico esplicito, ma piuttosto si concentra sull’editoria indipendente e la promozione della “bibliodiversità.” Tuttavia, nel corso delle varie edizioni, alcuni ospiti provenienti dal mondo politico hanno partecipato. Ad esempio, Marco Pannella, storico leader del Partito Radicale, è stato ospite in una delle edizioni del festival. Questo riflette l’apertura del festival a personaggi pubblici di vario tipo, inclusi esponenti politici, sebbene il focus principale resti sulla cultura e l’editoria indipendente
Altri personaggi di rilievo presenti nelle edizioni passate includono scrittori come Erri De Luca, Michela Murgia e Luis Sepúlveda, ma anche attori come Nanni Moretti, Giorgio Tirabassi, e Marco Giallini. Questi ospiti dimostrano l’attenzione del festival verso un ampio ventaglio di temi, senza limitarsi a un’unica dimensione culturale o politica.
Io: perché dopo il 2022 non si è più tenuta Liberi sulla Carta?
CGPT: L’edizione 2023 di Liberi sulla Carta non si è tenuta a causa di problemi economici e logistici. Gli organizzatori hanno spiegato che non è stato possibile ottenere il sostegno finanziario necessario dai comuni di Rieti e Fara Sabina. Nonostante i tentativi di trovare alternative logistiche con l’amministrazione comunale di Rieti e il supporto di alcuni enti, come la Fondazione Varrone, le condizioni complessive non sono state ritenute sufficienti per organizzare il festival.
Il direttore artistico Fabrizio Moscato ha espresso rammarico, sottolineando che il festival non poteva proseguire solo con le proprie forze senza un adeguato supporto economico esterno. La speranza degli organizzatori è che il festival possa tornare in futuro, ma la mancanza di fondi ha portato alla sospensione dell’edizione 2023
Io: Oltre a Liberi sulla Carta, cos’altro fa Fabrizio Moscato?
CGPT: Oltre a essere direttore artistico di Liberi sulla Carta, Fabrizio Moscato è attivo anche in altri ambiti legati alla cultura e all’editoria. Ha collaborato con Radio Kaos Italy, una web radio romana, partecipando alla creazione di contenuti e programmi culturali (non è vero, sono stato più volte ospite ma non ho mai lavorato per RKI ndr). Inoltre, gestisce un blog personale, Prima Stesura, dove scrive principalmente di editoria, politica e attualità, ma anche di letteratura e altre tematiche di interesse pubblico. Moscato si dedica a progetti volti alla promozione della cultura e della lettura, spesso coinvolgendo attivamente il pubblico con iniziative di crowdfunding per sostenere eventi culturali indipendenti. Queste attività mostrano il suo impegno costante nell’ambito culturale, soprattutto nella promozione della lettura e delle realtà editoriali indipendenti.
Io: E’ attivo anche nella politica?
CGPT: Fabrizio Moscato sembra essere attivo principalmente nel campo della cultura, come direttore artistico del festival Liberi sulla Carta, e nella scrittura. Tuttavia, non si trovano indicazioni chiare che lo colleghino direttamente a un ruolo politico attivo, anche se occasionalmente esprime opinioni su temi politici e culturali tramite i suoi articoli. La sua attività è infatti centrata soprattutto sulla riflessione e sul commento politico, più che sulla partecipazione diretta. Moscato scrive di attualità e politica, esprimendo opinioni su eventi culturali e politici, come ad esempio la gestione dei teatri e le dinamiche di potere nel settore culturale, ma questo si inserisce in un contesto giornalistico e critico, piuttosto che in un coinvolgimento istituzionale diretto.
Io: Quale futuro ha Liberi sulla Carta?
CGPT: Per quanto riguarda il futuro del festival, ci sono speranze che possa tornare. Nonostante l’annullamento dell’edizione 2023 a causa di difficoltà economiche e logistiche, gli organizzatori, tra cui Fabrizio Moscato, hanno espresso l’auspicio che si tratti solo di una pausa temporanea (non è vero ndr). La mancanza di sostegno economico da parte delle amministrazioni locali ha giocato un ruolo chiave nella sospensione, ma la risposta del pubblico e il valore che il festival ha acquisito nel tempo lasciano aperta la possibilità di una sua ripresa, se le condizioni dovessero migliorare.
La passione dei suoi organizzatori e il sostegno di chi crede nella cultura indipendente sono motivi per sperare che Liberi sulla Carta possa tornare a svolgersi in futuro.
Io: Ti ringrazio per la chiacchierata. Salutami producendo un’immagine che riassuma questo nostro confronto.
CGPT:
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Una buona notizia: il mondo del libro non sta ancora bene, ma migliora costantemente!
Il Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2024, appena presentato dall’Associazione Italiana Editori (AIE), offre una fotografia dettagliata e complessa di un settore che continua a mostrare segnali positivi, pur tra sfide economiche e sociali. Con una crescita del mercato del libro pari a +1,1% rispetto all’anno precedente e una spesa complessiva di quasi 3,5 miliardi di euro, il 2023 ha segnato un ulteriore consolidamento di un’industria in costante evoluzione, con un leggerissimo calo (0,1%) nei primi sei mesi del 2024.
Un dato particolarmente significativo, evidenziato dal presidente di AIE, Innocenzo Cipolletta, è l’aumento del numero di giovani lettori, che stanno giocando un ruolo chiave nella crescita del mercato librario. In un’epoca in cui si potrebbe pensare che il digitale abbia soppiantato il cartaceo, è invece sorprendente notare come il libro stampato mantenga la sua centralità. Benché e-book e audiolibri rappresentino una fetta del 13% del mercato, il cartaceo continua a prevalere nelle scelte dei lettori, segno di un attaccamento alla fisicità del libro che rimane forte e radicato, anche tra le nuove generazioni.
Dal rapporto emerge anche un altro dato: le librerie fisiche forse iniziano a godere delle iniziative legislative volte a tutelarle e sembrano recuperare il terreno perso durante la pandemia e raggiungono il 53,7% delle vendite (nel 2020 erano il 49.1%). Sempre forte anche se in leggero calo è l’online (41,7%), mentre segna il passo la grande distribuzione (4,6%).
Il 2024 porta anche un’altra importante tendenza: i libri di catalogo consolidano la loro presenza, con il 65% della spesa totale dei lettori dedicata a titoli già pubblicati negli anni precedenti. Di particolare rilievo è il fatto che il 38% di questi titoli risalga a prima del 2019, a dimostrazione di come i lettori continuino a trovare interesse in opere che vanno oltre le novità. Questo fenomeno evidenzia un cambiamento nella domanda di lettura, che sembra orientarsi verso una riscoperta del patrimonio editoriale piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulle uscite recenti (come provocatoriamente avevo auspicato su LSC MAG ben prima della pandemia).
Una curiosità: tra i dieci autori e autrici più venduti in Italia c’è un solo straniero, lo svizzero Joël Dicker, che però svetta al primo posto.
Proprio in quest’ottica, appare cruciale promuovere la lettura in modo capillare, specialmente nelle aree più periferiche e meno servite. Le diseguaglianze territoriali, particolarmente forti tra il Nord e il Sud del Paese, ma anche tra le realtà metropolitane e le aree interne, rischiano di ampliare il divario nell’accesso alla cultura e alla lettura. È importante che le politiche pubbliche, oltre a supportare l’editoria, siano orientate a incentivare il diritto allo studio e a ridurre le disparità economiche e sociali, per garantire a tutti, indipendentemente dal luogo in cui vivono, la possibilità di accedere ai libri e alla conoscenza.
In un mondo sempre più complesso, dove l’informazione è frammentata e a volte confusa, il libro rimane uno strumento insostituibile per formare una coscienza critica e per coltivare la curiosità intellettuale. Sebbene la lettura quale strumento di emancipazione sia generalmente sopravvalutata, continuo a pensare che sostenere la sua promozione, in ogni sua forma, significhi investire sul futuro del Paese, rendendolo più ricco non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale e sociale.
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La crisi delle librerie, specie quelle indipendenti, è un fenomeno che non si verifica solo in Italia, dove secondo l’Ali (Associazione librai italiani) dal 2012 al 2023 le librerie sono passate da 3901 a 3640: ad incidere su questi numeri sono una parte la diminuzione del numero di libri acquistati, dall’altra l’acquisto on line, che per costi, velocità e comodità spesso soppianta quello nella libreria fisica.
Già nel 2020 l’Associazione italiana editori (AIE) aveva annunciato il sorpasso delle librerie on line a scapito delle librerie fisiche. Un risultato che probabilmente risentiva della limitata circolazione imposta e in alcuni casi della forzata chiusura delle attività dovute alla pandemia Covid-19, con la conseguente diminuita abitudine dei lettori ad acquistare fisicamente il libro e a frequentare librerie tradizionali (del resto spesso impossibilitate dalle norme di sicurezza a organizzare iniziative e incontri pubblici che incentivassero le vendite). I dati degli anni successivi alla fase più acuta della pandemia, durante i quali le chiusure sono state prima rare e meno incidenti e poi assenti, confermerebbero questa ipotesi, essendo il fatturato delle librerie tradizionali tornato a crescere a livelli superiori rispetto a quello delle librerie on line, attestandole nuovamente come primo canale di vendita dei libri.
Se per correre ai ripari in Italia sono state approvate due leggi che limitano la possibilità di fare sconti (più facili per chi vende on line), con la Legge Levi del 2011 e con la più recente Legge 15/2020, di cui ho già scritto in passato (qui l’articolo pubblicato da The Vision)in Francia si fa di più: è appena entrato in vigore un decreto che tassa di tre euro le consegne per l’acquisto di libri on line relativo a ordini inferiori ai trentacinque euro, mentre rende illegale la spedizione gratuita per ogni tipo di importo (anche se potrà essere applicato anche un solo centesimo per questo il servizio).
È chiaro come l’obiettivo del Governo francese sia cercare di penalizzare la distribuzione dei colossi del web per garantire maggiore competitività alle librerie, per questo non si è fatta attendere la reazione del più importante rivenditore on line, Amazon, che ha denunciato la scelta come dannosa per l’interesse dei cittadini, cavalcando quella argomentazione tutt’altro che campata in aria secondo la quale, se il consumatore riceve un servizio migliore, l’innovazione è da considerarsi sempre positiva. E’ anche vero che ad Amazon, così come ad ogni altro operatore commerciale, interessa vendere un libro, e non certo proporre, scegliere, sviluppare capacità critica o creare una comunità di lettori, obiettivi che invece sembrano porsi i legislatori. Di contro, i librai francesi riuniti sotto la sigla SLF, reputano la misura ancora insufficiente a colmare il gap competitivo, dovendo sostenere spese di spedizione mediamente di 7,5 euro. Vedremo se questa misura risulterà efficace, ma mi sorprenderei se tre euro fossero sufficienti a cambiare le abitudini dei francesi e a mantenere in vita i presidi culturali che le librerie fisiche rappresentano sul territorio.
“Come va?” è un’espressione che si usa quotidianamente, per convenzione sociale o reale interesse, molto spesso con distrazione, perché in fondo la risposta che ci si attende è sempre la solita, e cioè che va tutto bene.
Nel tempo che abbiamo trascorso, però, e che tra altre cose ben più gravi ha avuto il demerito di rendere impossibile il consueto appuntamento con Liberi sulla Carta nel 2020, non è affatto andato tutto bene.
Così succede che ci si riveda, dopo un po’, come vecchi amici che non pensavano di poter rimanere distanti così a lungo, che si conoscono, ma che in fondo hanno perso qualcosa l’uno dell’altro, e si ritrovano a domandare timidamente: “Come va?”
Stavolta però è diverso e della risposta di rito ne abbiamo davvero tutti bisogno: vogliamo sentirci dire che va bene, anche se non ne siamo mica sicuri, perché l’unica certezza è che è bello rivederci e ritrovare dopo pochi istanti la complicità cui eravamo abituati.
Lo rifacciamo, dopo un anno, con una formula forzatamente ridotta, che però basta per riprendere un cammino: facciamo Liberi sulla Carta, facciamo di nuovo un pezzo di strada insieme.
Nel 1965, con “Addio alle armi” di Ernest Hemingway, uscì il primo: gli Oscar Mondadori, una collana di tascabili popolari, a basso prezzo, con una grafica accattivante, ma soprattutto settimanali e distribuiti in edicola. Erano i “libri transistor, da leggere a casa, in tram, in filobus, in metropolitana”. Fu un successo straordinario, che fece aumentare i lettori italiani di quasi il 10%, e rivoluzionò per sempre il mercato editoriale. Gli effetti di quella straordinaria intuizione di Alberto Mondadori si sentono ancora.
Qualche mese fa, nel corso della Fiera della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi, organizzata a Roma dall’AIE, presso La Nuvola, abbiamo avuto modo di parlare di Festival e territori, e della declinazione che la cultura assume negli stessi.
Io ero invitato a rappresentare, per la Provincia di Rieti, Liberi sulla Carta, mentre a raccontare analoghe esperienze dalle provincie di Roma, Latina e Viterbo c’erano Francesca Mancini (InQuiete), Graziano Lanzidei (Potere alle Storie) e Filippo Rossi (Caffeina). Continua a leggere →
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Questo articolo è stato pubblicato su LSC MAG, anno VII, n.1
Quando scopro e apprezzo scrittori di cui conoscevo soltanto nome, editore e titolo del romanzo più famoso, nel recuperarne la produzione precedente, aggiornando la lista di quelli di cui devo leggere l’ultimo libro appena arriva in libreria, mi capita di pensare: “che m’ero perso!”.
Gongolo aggiungendo al carnet libri che erano fuori dal mio ristretto radar di lettore, sebbene mi capiti di godere dei consigli degli addetti ai lavori, segua le indicazioni dei critici che ritengo più affidabili, e per le statistiche io sia un “lettore forte”.
Una soddisfazione che passa presto, appena realizzo che, per ogni libro letto, ne ho almeno due sullo scaffale in attesa: decine di volumi scavalcati nella priorità di lettura che mi attendono inerti, rassegnati all’oblio o speranzosi di essere scelti, prima o poi. Continua a leggere →
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