Mancano 100 giorni a Liberi sulla Carta. Cosa sta per succedere?

finaleVoglio parlare un po’ di Liberi sulla Carta 2018: non si tratta di anticipazioni sul festival, il suo programma e le modalità di partecipazione (per le quali rimando nei prossimi giorni al sito ufficiale), quanto di una riflessione strettamente personale, che trova perciò ospitalità in questo spazio riservato.

L’edizione che prenderà il via tra cento giorni non sarà un’edizione qualsiasi (semmai ce ne fosse stata una), per almeno due motivi: Continua a leggere

Mi ricordo

Mi ricordo il pongo, i Masters e i Playmobil su un camion dei pompieri di plastica arancione, ed è da lì che inizio a ricordare.

Mi ricordo che ero piccolo in un mondo in cui tutto era più grande, con giganti cui abbracciavo le ginocchia.

Mi ricordo che amavo i sofficini con gli spinaci. Ora non più, ma non ricordo il perché.

Mi ricordo cos’ho mangiato a pranzo, per la cena di ieri mi dovrei sforzare.

Lo sto facendo. Non mi ricordo. Continua a leggere

Di stampa, giudizi, politica e camorra

Un anno fa il figlio di un boss della camorra di Mondragone, Francesco Tiberio La Torre, fece su Facebook un endorsement al Movimento Cinque Stelle.

Di maio Camorra

Il post incriminato.

Niente di male, si trattava di un incensurato che auspicava la vittoria del M5S.
Lo stesso Di Maio, incolpevole protagonista, ribadiva come sui figli non potesse ricadere il pregiudizio rivolto ai padri.
Pina Picierno, eurodeputata campana del PD, sollevò l’obiezione che in quei territori sono importanti tutti i segnali, e che Francesco Tiberio La Torre non avesse mai preso le distanze dal padre, in carcere e mai pentito. Continua a leggere

Non era razzismo

Non c’erano musulmani né cinesi.

Pochissimi i negri cui dare del tu, in ogni circostanza, come fossero ragazzini, rappresentati sempre come selvaggi o cannibali con l’osso in testa, oppure incapaci anche solo di parlare in modo corretto, come gli schiavi di Via col vento.

Gli ebrei non arrivavano a 50.000, eppure prima avevano subito italianissime leggi razziali, prima di essere denunciati, rastrellati, deportati e uccisi nei campi di concentramento. Continua a leggere

Sbagliare

Sbagliare.
L’abito, la valutazione, la risposta, le scelte, il campo, le azioni, i giudizi, l’uscita, il linguaggio, le proporzioni, il commento, l’indirizzo, le compagnie, le cause da sostenere, il tempo, la direzione, la mira, le previsioni, i nemici, il numero, il passo, la data, i modi, la mossa, il posto, la fermata, gli accordi, le parole, le dosi, i calcoli, la strada, il tono.

Accettarlo e ricominciare.

Solo questo ho imparato, finora.

Ma c’è ancora tempo.

Chinaglia raccontato da chi non c’era

La rivista il Muro Magazine mi ha chiesto se volessi scrivere per loro un articolo sul calcio e la narrazione, tema centrale del Festival Potere alle Storie, la cui prima edizione è stata realizzata a Latina tra il 10 e il 12 novembre. Ho accettato, raccontando un campione che non ho mai visto giocare a calcio.

IL numero speciale della rivista il Muro Magazine che ha ospitato questo articolo.
Foto Umbi Meschini

Le storie e il calcio sono due buoni argomenti per convincermi a scrivere per questo numero speciale del Muro: da quando mi ricordo il racconto è una dimensione che si è sempre intrecciata alle traiettorie del pallone, nutrendo la fantasia con aneddoti utili a creare l’epica del calcio, più che la sua effettiva cronaca.
Un po’ deve aver contribuito anche il dato anagrafico, perché per un amante del calcio la seconda metà degli anni ’70 è stata un buon periodo in cui nascere: giusto in tempo per non perdersi il mitologico calcio degli anni ’80, quello dell’apertura agli stranieri, delle coppe europee, del mundialito e di Pablito, di Maradona, Platini, Rumenigge, Falcao, Socrates, Zico, Junior e dei tanti calciatori anonimi riconoscibili solo grazie alle figurine Panini. Allo stesso tempo, essere poco più che quarantenni oggi, significa non faticare troppo ad orientarsi nel calcio delle pay tv, del campionato spezzatino in diretta sul cellulare, del calciatori superpagati che sfoggiano fidanzate modelle, tatuaggi e acconciature improbabili. Continua a leggere

Stelle cadenti

Il 10 agosto del 1998 non ero di buon umore.

Tornando a casa dopo una serata tra amici, avevo passato tutto il tragitto fatto in macchina a pensare a quante cose mi mancassero per potermi dire felice. Non avevo una ragazza, un lavoro che mi piacesse, non riuscivo ad avere la speditezza che i miei studi reclamavano, guidavo un’utilitaria dei miei genitori e non mi piaceva nemmeno il posto dove vivevo. Una miriade di altre piccole frustrazioni mi tormentava nei momenti peggiori e occupavano latenti uno spazio nei miei pensieri anche quando le cose andavano bene. Il futuro che tanto avevo immaginato prima dei vent’anni non somigliava per niente al presente che si stava concretizzando. Continua a leggere

Il premio

Che lavoro ingrato che fa, Eleonora.

Sorride ai passanti, cerca di attirane l’attenzione e poi in quattro-al-massimo-sette-secondi, sciorina una serie di motivi per cui sarebbe conveniente trasferire il proprio conto corrente su una banca on line che, guarda che fortuna, è proprio quella per cui lavora lei.

Ha scarse possibilità di riuscire a far fermare qualcuno, che il più delle volte è un giovanotto attratto più dal suo sorriso che dalla sua proposta (sorridi-sempre-sorridi-sii-carina), oppure una vecchia pensionata che ha tanto tempo a disposizione, poche occasioni per parlare e nessun conto corrente da trasferire. Continua a leggere

Certezze

Inizi la vita pieno di certezze. Piangerai e tua madre arriverà. Mangerai e la fame passerà. Non può succedere nulla di brutto tra le braccia di papà, e se si arrabbia prima o poi perdonerà. Sei cresciuto e sai perfettamente come funziona il mondo, sai dove gli adulti sbagliano, sai cosa dovrai fare tu, quando verrà il tuo turno, per aggiustare le cose. E il tuo turno è adesso, l’unico adesso che conta. Continua a leggere