
Archivio dell'autore: Fabrizio Moscato
Come si abbraccia il cielo?
Sarà che oggi c’è un bel sole, e la tristezza è mitigata dal ricordo di cose belle.
Sarà che per anni questo è stato il giorno della festa, e anche oggi stiamo per andare ad un compleanno, quello di un bimbo, come l’ultima volta che ti abbiamo visto e abbracciato.
Non fu un abbraccio lungo, di quelli forti, che cerchi di imprimere sulla pelle e nei ricordi. Era un abbraccio semplice, veloce, ché non è stato mai facile abbracciarti tutto, ci volevano braccia lunghe e resistenza alla tua stretta.
Oggi c’è un bel sole e andremo a un compleanno che non sarà il tuo.
Nel frattempo ricordo quel corpo, così difficile da catturare fra le braccia, e mi fa sorridere il pensiero che non lo so come si fa, ad abbracciare il cielo.
Senza Parole/2
Basta con questi libri!

Questo articolo è stato pubblicato su LSC MAG, anno VII, n.1
Quando scopro e apprezzo scrittori di cui conoscevo soltanto nome, editore e titolo del romanzo più famoso, nel recuperarne la produzione precedente, aggiornando la lista di quelli di cui devo leggere l’ultimo libro appena arriva in libreria, mi capita di pensare: “che m’ero perso!”.
Gongolo aggiungendo al carnet libri che erano fuori dal mio ristretto radar di lettore, sebbene mi capiti di godere dei consigli degli addetti ai lavori, segua le indicazioni dei critici che ritengo più affidabili, e per le statistiche io sia un “lettore forte”.
Una soddisfazione che passa presto, appena realizzo che, per ogni libro letto, ne ho almeno due sullo scaffale in attesa: decine di volumi scavalcati nella priorità di lettura che mi attendono inerti, rassegnati all’oblio o speranzosi di essere scelti, prima o poi. Continua a leggere
Federica Angeli a Liberi sulla Carta
Si è appena conclusa la decima edizione di Liberi sulla Carta, la prima organizzata nella città di Rieti. Come al solito è stata una bellissima occasione di confronto, e con l’autorevolezza dell’oste che parla del proprio vino, direi che è stata un’edizione particolarmente riuscita. Personalmente, ricorderò questo momento: la presentazione di A mano disarmata di Federica Angeli, che Radio radicale ha ripreso integralmente, e non mi ero neanche pettinato.
Federica è da anni al centro di una lotta personale alla mafia di Ostia, che con i suoi libri ha saputo far diventare una lotta collettiva. E’ una donna forte e solare, spiazzante nella sua semplicità, dotata di un coraggio contagioso: se vuoi rivedere la sua testimonianza a LSC, clicca qui!
Se invece vuoi sentire la mia intervista a Radio radicale (scelta consigliata: per radio sembro più bello), clicca qui!

Federica Angeli e Fabrizio Moscato a Liberi sulla Carta 2018
Notte prima degli esami
ATTENZIONE: NON FAR LEGGERE QUESTO ARTICOLO A QUALCUNO CHE DEVE ANCORA SOSTENERE L’ESAME DI MATURITA‘.(Oppure sì, che in fondo io sono sopravvissuto)
Da troppi anni ormai, in questo periodo dell’anno, non posso fare a meno di ricordare il mio esame di maturità. La mia è stata l’ultima generazione della Commissione esterna con il membro interno (che detta così fa pure un po’ senso), l’ultima ad essere stata giudicata in sessantesimi, prima che una curiosa coincidenza numerica trasformasse il voto più ambito nel minimo sindacale per sfangarla.
Ho frequentato il liceo classico e non sono mai stato uno studente particolarmente dotato, se non nelle materie che amavo davvero: italiano, storia, filosofia. Per il resto mi limitavo a fare il tanto che bastava per non avere problemi, talvolta senza nemmeno riuscirci, soprattutto in matematica.
Lo scritto di Greco, una lunghissima versione di Plutarco dal titolo “Per una sana educazione occorre evitare gli eccessi”, andò piuttosto male, un’insufficienza secca solo parzialmente lenita da risultati al di sotto della media di tutti gli altri esaminandi. La mia strategia, che pur mi aveva fatto raccogliere negli anni discreti risultati, si rivelò inefficace nella sua perfetta semplicità: dovetti ridimensionare una volta per tutte l’antico metodo del “copiare il più possibile”. Probabilmente ciò avvenne anche perché mi presentai all’esame con quasi venti minuti di ritardo e fui fatto accomodare al primo banco, praticamente in braccio ai professori.
Mancano 100 giorni a Liberi sulla Carta. Cosa sta per succedere?
Voglio parlare un po’ di Liberi sulla Carta 2018: non si tratta di anticipazioni sul festival, il suo programma e le modalità di partecipazione (per le quali rimando nei prossimi giorni al sito ufficiale), quanto di una riflessione strettamente personale, che trova perciò ospitalità in questo spazio riservato.
L’edizione che prenderà il via tra cento giorni non sarà un’edizione qualsiasi (semmai ce ne fosse stata una), per almeno due motivi: Continua a leggere
Mi ricordo
Mi ricordo il pongo, i Masters e i Playmobil su un camion dei pompieri di plastica arancione, ed è da lì che inizio a ricordare.
Mi ricordo che ero piccolo in un mondo in cui tutto era più grande, con giganti cui abbracciavo le ginocchia.
Mi ricordo che amavo i sofficini con gli spinaci. Ora non più, ma non ricordo il perché.
Mi ricordo cos’ho mangiato a pranzo, per la cena di ieri mi dovrei sforzare.
Lo sto facendo. Non mi ricordo. Continua a leggere
Di stampa, giudizi, politica e camorra
Un anno fa il figlio di un boss della camorra di Mondragone, Francesco Tiberio La Torre, fece su Facebook un endorsement al Movimento Cinque Stelle.

Il post incriminato.
Niente di male, si trattava di un incensurato che auspicava la vittoria del M5S.
Lo stesso Di Maio, incolpevole protagonista, ribadiva come sui figli non potesse ricadere il pregiudizio rivolto ai padri.
Pina Picierno, eurodeputata campana del PD, sollevò l’obiezione che in quei territori sono importanti tutti i segnali, e che Francesco Tiberio La Torre non avesse mai preso le distanze dal padre, in carcere e mai pentito. Continua a leggere
Non era razzismo
Non c’erano musulmani né cinesi.
Pochissimi i negri cui dare del tu, in ogni circostanza, come fossero ragazzini, rappresentati sempre come selvaggi o cannibali con l’osso in testa, oppure incapaci anche solo di parlare in modo corretto, come gli schiavi di Via col vento.
Gli ebrei non arrivavano a 50.000, eppure prima avevano subito italianissime leggi razziali, prima di essere denunciati, rastrellati, deportati e uccisi nei campi di concentramento. Continua a leggere

