Premio “Potere alle storie”, i miei candidati

Moscato premio PASQuando mi hanno chiesto di far pare del Comitato di selezione del premio Potere alle Storie ne sono stato felice e onorato: felice perché questo premio nasce dall’omonimo festival letterario cui sono affezionato per aver partecipato negli ultimi due anni (con Guy Chiappaventi, Carlo Miccio e Luciana Mattei a parlare di calcio e narrazione nel 2017, con Pippo Civati per parlare del rapporto tra politica e cultura lo scorso anno); onorato perché nel comitato ci sono firme ben più autorevoli della mia che danno lustro all’iniziativa: tra gli altri Guy Chiappaventi, Flavia Perina e Filippo Rossi, per limitarmi a quelli che ho avuto il piacere di conoscere personalmente.

Il premio PAS intende promuovere racconti e storie capaci di offrire un punto di vista sulla nostra contemporaneità e prevede quattro categorie:

  • La migliore storia del 2019;
  • La narrazione che meglio di tutte ha saputo contribuire al rinnovamento dei linguaggi;
  • La migliore narrazione del 2019;
  • Il miglior narratore (storyteller) per efficacia e tecnica narrativa.

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Uomini che odiano le donne?

Viviamo l’epoca della (illusoria) disintermediazione globale, che ha permesso a chiunque sia dotato di una tastiera o di uno smartphone di entrare in contatto con tutti, fossero questi i grandi della terra, le icone pop del momento o una semplice platea virtuale.

In questo contesto c’è un termine inglese, haters, che è entrato nel vocabolario comune insieme alle altre parole legate all’utilizzo dei social network: selfie, like, follower ecc.

Un hater è letteralmente un odiatore, qualcuno cioè che impegna gran parte del suo tempo a odiare un personaggio che abbia una qualche visibilità, manifestando questo suo sentimento pubblicamente, sui social network, legittimato da una mal interpretata libertà di espressione.

Il fenomeno è complesso, tocca molti aspetti dell’organizzazione sociale, ed è trasversale: coinvolge utenti di diversa età e attivi in diversi ambiti, ed è difficile indicarne le cause, individuate a volte nell’invidia sociale, altre nella mancata educazione, altre ancora nella necessità di crearsi un’identità virtuale riconosciuta e definita proprio in base all’opposizione al nemico. Continua a leggere

No, il social media manager di INPS non ha ragione (e voi non dovreste ridere)

Sono diventate virali sui social, in particolare su FB, gli screenshot dei commenti di chi, sulla pagina INPS per la famiglia, chiede informazioni sul reddito di cittadinanza.

Già le richieste, comunicate spesso in un italiano arrangiato, sono spiazzanti e inopportune, come quella di chi dichiara di lavorare in nero proprio a chi dovrebbe predisporre i dovuti controlli per evitarlo, oppure quelle di chi se la prende con l’Ente se l’importo dovutogli è inferiore a quanto ascoltato nelle promesse elettorali, fino a chi si rifiuta di seguire le semplici istruzioni ricevute per avere maggiori informazioni, ritenendole troppo difficili. Continua a leggere

Le sentenze al tempo del web

Lucano Paita BoschiNelle ultime ore sono arrivate sentenze che assolvono dalle accuse che erano loro rivolte, l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano (“nessun illecito, aiutava la gente” riguardo le accuse sugli appalti per la raccolta differenziata e i “matrimoni combinati”), l’ex assessore regionale ligure Raffaella Paita (“non spettava a lei diramare l’allerta”, l’accusa era omicidio colposo per l’alluvione a Genova) e Pier Luigi Boschi, papà della più celebre Maria Elena (che dopo le accuse di falso e di accesso abusivo al credito sul caso Banca Etruria, ha visto cadere anche l’accusa di bancarotta). Continua a leggere

Di questo ti devi vergognare, Giulia Sarti!

giulia-sarti-510Dicono che forse hai commesso un imbroglio per intascare dei soldi, che tra l’altro avevi tutti il diritto di intascare. Però se hai mentito è grave. Chiedono le tue dimissioni, e a me interessa il giusto, che in fondo manco t’ho votata.

Dicono poi che forse l’imbroglio lo hai fatto perché ricattata, perché circolano video o foto che ti ritraggono in intimità. “Nuda”, o pure peggio si dice, e io faccio fatica a capire quale sia il peggiorativo di nuda. Continua a leggere

Non ti allarmare fratello mio

Segen

Tesfalidet Tesfom, Segen, a bordo della nave Open Arms (foto http://www.vita.it)

Non ti allarmare fratello mio


dimmi, non sono forse tuo fratello?

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Dieci nazisti di cui (forse) non sai tutto

Il 27 febbraio del  1933, in seguito all’incendio del Reichstag, Adolf Hitler emana le prime leggi che limitano le libertà costituzionali nella Repubblica di Weimar: di fatto si instaura il regime nazista.

Tutti conoscono il volto, la voce, l’ideologia di Adolf Hitler e dei nazionalsocialisti. Ma ci sono aspetti sorprendenti, nelle vite dei più importanti fautori della superiorità della razza ariana: perversioni, dubbi orientamenti sessuali, dipendenze, problemi fisici, imbarazzanti parentele, menzogne ed episodi di viltà che stridono con l’immagine che gli uomini più potenti del Reich si sforzavano di proiettare. Una breve lista, nella quale forse potete scoprire qualcosa che non sapevate. Continua a leggere

Salvini: niente processo grazie al M5S, ma il vero regalo a maggio

4307819_1835_salvini_diciotti_di_maioSalvini non va a processo per volere degli iscritti del Movimento Cinque Stelle.

Stavolta ci si salva dal processo, invece che nel processo.

Probabile che Salvini sarebbe stato facilmente assolto, come l’archiviazione già ottenuta dalla procura di Catania sembrava indicare. La stessa archiviazione era un elemento importante per stabilire che nei confronti del vicepremier leghista non ci fosse nessun fumus persecutionis, e che i magistrati di Catania avessero aperto il fascicolo perché atto dovuto di fronte alla vicenda, così come il Tribunale dei Ministri successivamente.

Nel processo il governo tutto avrebbe potuto provare l’assenza di reati. Continua a leggere

Le prime pietre

FB_IMG_1548595306244.jpgl’Olocausto, o meglio la Shoah, è iniziato poco a poco. Prima che il primo ebreo salisse sul primo vagone, era iniziato quando la collettività aveva accettato di ragionare in termini di noi e loro, vedendo differenze anche tra chi, fatto di carne, sangue e spirito, sogni e bisogni, diverso non poteva essere. L’orrore fu palese solo quando la costruzione fu finita, e i primi a gridare furono quelli che avevano posato le sue pietre, ognuno la propria, fatta di giusto e sbagliato, di leggi, regole e visione ordinata del mondo.

Nessun olocausto avviene all’improvviso, senza che si siano gettate le basi perché si concepisca, si realizzi, si neghi o si giustifichi.

Se non lo capiamo, è inutile ricordare. O sforzarci di mostrare che lo facciamo.