Scusate il ritardo!

scusate il ritardoSono passati alcuni mesi dal mio ultimo post. Un’era geologica, ai tempi del web.

Sono successe cose abbastanza importanti da allontanarmi dal blog, ma non abbastanza da essere riassunte.

Eppure le statistiche mi dicono che qualche curioso continua a passare da queste parti.

Mi scuso con i suddetti perdigiorno e li informo che, fatto salvo il relativo “chi se ne frega”, da oggi tornerò ad aggiornare questo spazio.

Aiutiamoci a casa nostra (Tor Sapienza, Italia)

Roma-Tor-Sapienza

Io vivo al Tufello, prima ho vissuto a Centocelle, Casilino-Labicano e Tiburtino.

Negli anni ottanta, tra il Pigneto, Torpignattara e Centocelle, c’erano pochissimi immigrati, ma gli indici della qualità della vita erano molto peggiori di adesso: furti, rapine, morti per overdose. Non era una matrice “etnica” allora, non lo è adesso. Era la crisi post anni 70, disoccupazione, riflusso, quartieri morti per eroina, carcere, assenza di servizi e spazi di socialità.

Spaccio e degrado, quartieri senza vita che si spegnevano alle sette di sera (a parte i rari centri sociali), la brava bella e italianissima mala romana gestiva bische, scommesse, sfasciacarrozze, pizzo, speculazione edilizia nella città post sanatoria dei borghetti.

Qualcuno ricorda via Braccio da Montone tra l’85 e metà anni novanta? Qualcuno ricorda via Acqua Bullicante alle otto di sera? Il nulla e la paura. Continua a leggere

Salvare Liberi sulla Carta in 6 facili mosse.

Contribuire alla campagna di crowdfunding di Liberi sulla Carta è molto semplice. Tuttavia, dal momento che abbiamo ricevuto qualche segnalazione da parte di chi dice di non essere riuscito a portare a termine la procedura, ecco qui un facilissimo manuale d’uso. Basterà seguire le indicazioni scritte nei riquadri gialli per essere certi di aver dato correttamente il proprio contributo: Continua a leggere

Liberi sulla Carta diventa una produzione dal basso!

E’ proprio così.

La Fiera dell’editoria indipendente che si tiene ogni anno a Farfa (Fara in Sabina – RI), nel mese di settembre, è troppo cresciuta per essere gestita ancora con le sole risorse dei primi volontari che l’hanno immaginata e adesso deve scegliere: fermarsi e lasciare un bel ricordo oppure assecondare questa crescita.

Dipendesse da me ovviamente non ci sarebbero dubbi su quale strada intraprendere, ma è proprio perché Liberi sulla Carta è diventata, per fortuna, una cosa molto più grande di me, che non posso essere io a scegliere cosa fare.

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Materpiece è finito. Mi è piaciuto?

Con la puntata di ieri e la vittoria (un po’ annunciata) di Nikola Savic, si è concluso Masterpiece, che gli autori definiscono “il primo talent show al mondo sulla scrittura”.

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Nikola Savic con Massimo Coppola mostra “Vita Migliore”, romanzo che Bompiani pubblicherà in centomila copie.

Su questo blog ho seguito le prime tre puntate, registrando la reazione fredda quando non esplicitamente cattiva del popolo del web e con il format che si apriva a timidi cambiamenti alla ricerca della formula migliore. Non essendo un amante del tiro al piccione e dal momento che dopo l’iniziale bocciatura ritenevo di non poter aggiungere altro, ho evitato di commentare ancora Masterpiece, anche se ne ho seguito (quasi) tutte le puntate.

Adesso che il programma è finito, proviamo a fare un bilancio: si trattava di un esperimento, come è andato?

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Con gli occhi sudati e le mani in tasca

Busta-lettera-anteriore

Caro Matteo,

ogni rito ha le sue liturgie, e la politica non fa eccezione, ti ci devi abituare.

È scritto che colui che è incaricato di guidare il Governo vada in Parlamento a chiedere una fiducia che sa già di avere, ma che liturgicamente è necessario che chieda attraverso un discorso che dovrebbe convincere i parlamentari.

Non credo sia mai successo che un solo parlamentare abbia deciso la propria posizione in base alle parole del Presidente incaricato in aula, ma funziona così, ci sta. Nemmeno tu ti sei potuto esimere da questo compito, che poi è pure quello più semplice fra tutti quelli ti sono stati assegnati.

E se ti può consolare, pensa a Enrico Letta che ha dovuto consegnarti la campanella, che dieci secondi di inferno che deve aver passato nel farlo. Continua a leggere

Le meravigliose e costruttive discussioni interne

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Il meraviglioso popolo del Pd aveva capito che ormai Berlusconi era bollito, e che era solo una questione di tempo ma prima o poi al Governo ci si sarebbe andati, tutti insieme, meravigliosamente.

“E dunque chi volete che governi?” Si chiese al meraviglioso popolo del Pd, “Bersani o Renzi?”

“Bersani! Bersani!” risposero in maggioranza.

E Bersani, dopo meravigliose e costruttive discussioni interne, vinse le primarie.

Così venne il giorno delle elezioni, e anche se nel frattempo c’era chi diceva che però con Renzi le elezioni si sarebbero vinte bene, che sennò non si sarebbe potuto governare, il meraviglioso popolo del Pd continuava a dire Bersani! Bersani!, che non è che ci si poteva perdere in meravigliose e costruttive discussioni interne all’infinito, eh? Continua a leggere

Tutti ricordano, quanti capiscono?

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Comprendo chi utilizza questa giornata per ricordare al mondo che esiste ancora l’odio antisemita, che un popolo specifico porta le cicatrici della Storia e che nessuno deve dimenticare ciò che ha dovuto subire.

Ma oggi non è un giorno utile se si ricordano le vittime dei campi di concentramento come faremmo con i nostri cari, mettendo un compassionevole e affettuoso fiore sulle tombe.
Oggi non è un giorno utile se si ricorda solo per condannare l’orrore della Soluzione Finale e dell’ideologia che la creò, individuando colpevoli e vittime e dando loro il giusto ruolo nella Storia. Continua a leggere

“Non ti pago!” La regola aurea dell’editoria?

Parliamo di soldi.

Affrontare un argomento così spinoso, non solo per il mondo dell’editoria, può richiedere alcune precauzioni. E allora cerchiamo di fissare due capisaldi della discussione, senza i quali non è possibile un serio confronto.

Diamo per scontato, dunque, che tutti condividano questi immortali princìpi:

1) Scrivere (come compiere ogni altra opera grazie a una capacità creativa) è un lavoro e in quanto tale deve essere pagato.

2) Nello specifico, un editore è colui che si assume interamente il rischio di impresa della realizzazione e distribuzione di un libro, o di un giornale.

Era necessaria questa premessa, per molti ovvia, per evitare che la riflessione finisse per ripetere argomentazioni già ampiamente trattate altrove, e in modo certo più accurato di quanto possa fare io (per chi comunque volesse approfondire, vi rimando al sempre utile blog di Scrittori in Causa di cui trovate costantemente il link a fondo pagina).

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Scrittori che parlano

La copertina di LSC Mag su cui è stato pubblicato questo editoriale

La copertina di LSC Mag su cui è stato pubblicato questo editoriale

Ogni libro ha la sua voce. Anche quelli brutti.

Cos’è la narrativa, in ultima analisi, se non lasciare che un libro racconti la storia che il suo autore ha scelto?

L’autore è marginale alla storia, o per lo meno sarebbe bene che lo fosse, perché è quest’ultima a doversi prendere l’attenzione del lettore, è la storia la vera protagonista di un buon romanzo, non chi pone la propria firma in bella vista sulla copertina.

È importante sapere chi ha scritto il libro che stiamo per leggere, ci mancherebbe altro.

A ogni nome associamo la capacità di scegliere le storie più adatte alla nostra sensibilità, al nostro gusto, ma anche quella di scegliere il modo migliore per raccontarcele.

Per ogni voce narrativa, una diversa capacità di attrarre lettori diversi.

Chi legge si appropria delle storie e impara a riconoscerne la voce, in un meccanismo che lo porta spesso a confondere l’oggetto della sua lettura, non più la storia ma l’autore stesso.

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